Leo Turrini

Fratelli d’Italia, fratelli di Var. E figli d’arte alla Federico Chiesa, autore di un gol che avrebbe voluto fare papà Enrico.

Va avanti, confessiamolo, l’Italia più brutta. Almeno fino ai supplementari. Non sempre la nostra banda suona il rock. L’Italia di Mancini viaggiava bene sulle onde medie dell’Olimpico ma si è a lungo smarrita sulla modulazione di frequenza della swinging London. Il suo ieri era un rock bambino, soltanto un po’ latino: nel senso che la freschezza del girone si è appannata in fretta, il gruppo non ha trovato la creatività. Come previsto, l’Austria non si è sottratta alla sfida: ci ha aspettato preparandosi sempre alla controffensiva. Ormai a livello globale il catenaccio di Rocco e di Herrera non lo pratica più nessuno, salvo rarissime eccezioni. E il Var, sempre sia lodato, le ha tolto il gol della vittoria.

Comunque, è andata. Contava solo vincere. Forse non aveva torto chi si affannava a spiegare che il match degli ottavi sarebbe stato il più duro, soprattutto a livello psicologico. Questa generazione di azzurri deve fare l’abitudine alla logica inappellabile del dentro o fuori: dal 2012 in poi, l’Italia tra Europei e Mondiali prima di ieri sera aveva giocato soltanto due partite ad eliminazione diretta (con Conte, nel 2016).

Insomma, il peggio dovrebbe essere alle spalle. Come disse quel tale che doveva affrontare Lukaku o Ronaldo.