di Leo Turrini È impossibile non sentire una stretta al cuore, di fronte all’ennesimo capitolo di una odissea crudele. L’odissea di Salvatore Antibo, classe 1962, uno dei più grandi podisti di sempre e non solo in Italia. Da ieri il Cavallino di Sicilia, come lo chiamava nelle dirette Rai il mitico telecronista Paolo Rosi, è ricoverato in ospedale a Palermo per una embolia polmonare. LA STORIA. Antibo aveva imparato a...

di Leo Turrini

È impossibile non sentire una stretta al cuore, di fronte all’ennesimo capitolo di una odissea crudele. L’odissea di Salvatore Antibo, classe 1962, uno dei più grandi podisti di sempre e non solo in Italia. Da ieri il Cavallino di Sicilia, come lo chiamava nelle dirette Rai il mitico telecronista Paolo Rosi, è ricoverato in ospedale a Palermo per una embolia polmonare.

LA STORIA. Antibo aveva imparato a correre fino allo sfinimento. Sembrava sempre in fuga da qualcosa. Allievo del maestro Gaspare Polizzi, accumulava chilometri con il rigore sacerdotale dei fachiri. Minuto (poco più di 50 chili per centosettanta centimetri) eppure mai stanco, Salvatore riempiva di emozione sicula la sofferenza agonica del bipede in corsa.

A cavallo degli anni Ottanta e Novanta, era lui l’unica alternativa bianca al dominio dei levrieri africani. Non di rado li batteva. Il Sud d’Italia contro il Sud del mondo. Un eroe non per caso. Argento olimpico a Seul nel 1988 sui 10mila, sconfitto solo dal marocchino Boutayeb. Campione europeo su 5000 e 10000 a Spalato nel 1990. Detentore di tutti i record nazionali. In breve: un simbolo.

IL FURTO. In realtà, Antibo avrebbe vinto una medaglia olimpica in più. Quarto a Barcellona nel 1992, fu vittima incolpevole di una truffa ordita dai marocchini, che tennero in pista un doppiato, contro ogni regola, per far vincere il loro capitano Skah. Io ero in tribuna e ricordo l’indignazione popolare. In un primo momento i giudici squalificarono Skah, assegnando il bronzo al Cavallino di Sicilia, quarto sul traguardo. Ma poi incredibilmente il Cio accolse il ricorso della federazione di Rabat.

IL MALE. Non lo sapevamo, ma quella notte in Catalogna il carissimo Antibo già soffriva di attacchi di epilessia. Un tormento che non lo ha lasciato più, peggiorandone inesorabilmente le condizioni di salute. Salvatore ha sopportato con dignità dolore e solitudine. Mesi fa disse: “Non si muore soltanto di Covid”. Recentemente si è sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per cercare di recuperare un poco di tranquillità.

Ora sta correndo ancora. Questa volta, contro l’embolia polmonare.