di Paolo Franci C’è chi prende il Daspo anche se lo stadio è chiuso. C’è chi dice no perchè il Covid divora il Paese. E c’è chi prova a far finta che il flagello non ci sia e chi ti vaccina se allo stadio, invece, ci vai. E’ il calcio - anzi lo sport - al tempo del Covid, un mondo ribaltato nel quale il pallone rotola al contrario. E allora succede che se ne parli ancora, di riaprire gli stadi, anche se il Paese, il nostro Paese, è divorato dal virus a colpi di oltre 25mila contagi al giorno. Per metterla giù secca: bastano 72 ore per riempire uno stadio con i nuovi positivi, giusto per intenderci su quanto sia fuori luogo parlare di riapertura. E poi però, c’è chi non ne può più e riesce a beccarsi il daspo nonostante gli stadi chiusi. E’ successo per...

di Paolo Franci

C’è chi prende il Daspo anche se lo stadio è chiuso. C’è chi dice no perchè il Covid divora il Paese. E c’è chi prova a far finta che il flagello non ci sia e chi ti vaccina se allo stadio, invece, ci vai. E’ il calcio - anzi lo sport - al tempo del Covid, un mondo ribaltato nel quale il pallone rotola al contrario. E allora succede che se ne parli ancora, di riaprire gli stadi, anche se il Paese, il nostro Paese, è divorato dal virus a colpi di oltre 25mila contagi al giorno. Per metterla giù secca: bastano 72 ore per riempire uno stadio con i nuovi positivi, giusto per intenderci su quanto sia fuori luogo parlare di riapertura.

E poi però, c’è chi non ne può più e riesce a beccarsi il daspo nonostante gli stadi chiusi. E’ successo per Pordenone-Ascoli, un 40enne di Lignano Sabbiadoro, come in un film, ha forzato il blocco e, scavalcando qua e là è entrato allo stadio: ha preso un daspo di tre anni. Sintomi e segnali inquietanti della vita in lockdown e del non poterne più del calcio desertificato.

E intanto l’Uefa lancia l’ultimatum per l’Europeo: "Se una città dovesse proporre uno scenario a porte chiuse, le partite in calendario ‘potrebbero’ essere trasferite in altre città che hanno la capacità di accogliere gli spettatori", tuonano da Nyon. Entro il 7 aprile i paesi ospitanti delle gare del primo Europeo itinerante dovranno dare garanzie sulla possibilità di aprire al pubblico, sennò le partite saranno dirottate altrove. A tutt’oggi, le città designate sono Roma, Amsterdam, Baku, Bilbao, Bucarest, Budapest, Copenaghen, Dublino, Glasgow, Londra, Monaco e San Pietroburgo. La decisione dell’Uefa sarà presa al più tardi il 19 aprile. Ha detto il numero uno della Confederazione europea Ceferin: "Euro2020 non si giocherà negli stadi vuoti". E beati loro, quelli dell’Uefa, che hanno tutte queste certezze mentre qui si vive barricati in casa, con l’angoscia del lavoro e della scuola, della vita sociale che non c’è più e tutto il resto del maledetto incubo.

In ogni caso, c’è chi ha riaperto gli stadi. Speranza per il futuro o mossa avventata? In Ucraina il pubblico (14mila persone) per Shakhtar-Roma è saltato all’ultimo istante, però ai match della squadra di Donetsk vanno già 4-5mila persone a partita. In Russia sono già un pezzo avanti e non solo con le vaccinazioni. A San Pietroburgo per una partita dello Zenit c’erano oltre 22 mila spettatori e c’è stata anche una specie di lotteria: i più fortunati sono stati vaccinati con un’iniezione di ’Sputnik V’.

Mentre Germania e Francia, come l’Italia, non sono ancora nelle condizioni di ragionare sulla riapertura, gli inglesi marciano veloci. Merito di Astrazeneca, eh sì. A gennaio i nuovi positivi erano 59mila ora tra i sudditi di Sua Maestà siamo a circa 5mila. E così Boris Johnson annuncia che, sì, ci saranno tifosi negli stadi di Premier dal 17 maggio. Quanti? Diecimila o il 25% della capienza a seconda della tipologia di impianto. Il test definitivo potrebbedovrebbe andare in scena con la finale di Carabao Cup tra City e Tottenham il 25 aprile: Mou contro Pep, che spettacolo con il pubblico.

In Spagna speravano di aprire al 20% di spettatori per la finale di Coppa del Re tra Sociedad e Bilbao ma il ministero della Sanità è entrato in tackle con un "Non è il momento" che rimanda tutto, sperano i vertici della Liga, alla fine di aprile. In Olanda il 27 marzo alla Johann Cruijff Arena di Amsterdam, potranno entrare 5mila spettatori e senza mascherina, ma dovranno fare un test molecolare. E le Olimpiadi? Il dati di ieri dicono che in Giappone ci sono stati 1456 nuovi casi, un quarto rispetto ai dati dello scorso Natale, ma il doppio rispetto al 15 marzo. Però Seiko Hashimoto, presidente del Comitato olimpico nazionale, s’è detto sicuro che ci sarà il pubblico: "L’organizzazione dei Giochi senza spettatori non è attualmente allo studio".