Giada Rossi e Michela Brunelli, da sinistra, terze nel tennistavolo paralimpico
Giada Rossi e Michela Brunelli, da sinistra, terze nel tennistavolo paralimpico
di Doriano Rabotti Per certi versi è la medaglia meno attesa, quindi una delle più belle. Il bronzo che si sono messe al collo Michela Brunelli e Giada Rossi nella gara a squadre di tennis tavolo è qualcosa di insolito e quindi più inebriante. Le due pongiste azzurre prima hanno rimontato in modo clamoroso contro la Thailandia, poi si sono arrese in semifinale alla Cina per 2-1: avevano vinto il doppio, hanno perso i due singolari. Veronese di Bussolengo, 47 anni, Michela...

di Doriano Rabotti

Per certi versi è la medaglia meno attesa, quindi una delle più belle. Il bronzo che si sono messe al collo Michela Brunelli e Giada Rossi nella gara a squadre di tennis tavolo è qualcosa di insolito e quindi più inebriante. Le due pongiste azzurre prima hanno rimontato in modo clamoroso contro la Thailandia, poi si sono arrese in semifinale alla Cina per 2-1: avevano vinto il doppio, hanno perso i due singolari.

Veronese di Bussolengo, 47 anni, Michela Brunelli aveva già preso parte ai Giochi di Pechino, Londra e Rio. In Cina aveva vinto l’argento nel 2008, sempre in squadra, ma con un’altra compagna. Insieme invece le due ragazze hanno vinto un mondiale a Bratislava quattro anni fa.

"Lo sport per me rappresenta la vita, perché dopo l’incidente mi ha permesso di ripartire", raccontava la Brunelli prima di decollare verso Tokyo. Entrambe sono state costrette a muoversi su una sedia a rotelle dal destino avverso: un incidente stradale per Michela, uno in piscina per Giada.

Entrambe sono il simbolo di chi non molla: "Del mio sport amo l’integrazione e il confronto con l’avversario. Le sconfitte sono sempre dure da mandare giù, ma poi bisogna saper ricominciare alla grande", ha detto Michela, che dedica il bronzo ai genitori, che non ci sono più, "e al mio compagno, che mi sta accanto con grande pazienza". Sogna di poter visitare Los Angeles in vacanza.

Giada Rossi ha ritrovato la voglia di fare sport grazie a Marinella Ambrosio, all’epoca presidente del comitato paralimpico del Friuli (la Rossi è tesserata per una società imolese, ma è di San Vito al Tagliamento, Pordenone): "Marinella non solo mi ha riportata in palestra, ma mi ha spinta a praticare questa disciplina. Anche la mia famiglia è stata fondamentale nel mio percorso sportivo. Il tennistavolo mi piace perché mi ricorda molto la pallavolo, che praticavo prima dell’incidente".

Si ispira a Federica Pellegrini ("mi piace la sua voglia di andare sempre oltre l’ostacolo"), è spiega con queste parole la sua idea di resilienza: "È una parola che mi caratterizza, perché rappresenta la volontà di dare sempre il massimo e di mettere in campo ogni nostra abilità con l’obiettivo finale di vivere meglio la nostra vita".

"Giada e Michela sono due donne di grande forza e tenacia", ha commentato il presidente FiTet Renato Di Napoli. La medaglia mancava da 13 anni, dopo due quarti posti. Tabù sfatato.