Mister Mani di forbice, alias il commissario alla spending review, è diventato una figura mitologica che si aggira tra i meandri della macchina pubblica a caccia di sprechi da tagliare. Ne abbiamo avuti parecchi di Mister Mani di forbice, un variegato campionario: Enrico Bondi, Mario Canzio, Carlo Cottarelli, Roberto Perotti, Yoram Gutgeld. Fino alla versione giallo-verde, con l’inedita coppia Garavaglia-Castelli.

Le loro forbici, nel tempo, sono diventate via via sempre più spuntate. Un po’ come Edward Mani di Forbice, il personaggio cinematografico nato dal genio di Tim Burton che, al massimo, utilizzava le affilate lame per un’acconciatura all’amata o per creare statue di ghiaccio. In questo caso i nostri – assai meno poetici – commissari non sono stati frenati dal buon cuore, quanto dai paletti della politica. La stessa che li ha elevati ad alfieri del rigore anti-casta e, infine, rinchiusi in recinti sempre più stretti. Sì, perché, aldilà dell’operosità dei commissari – gli oltre 700 miliardi di spesa pubblica sono stati analizzati ai raggi X, tonnellate di tabelle e rapporti prendono polvere nei cassetti del ministero di Tesoro – il punto vero è la volontà politica. Tagliare fa male. Le lobby e le rendite di posizione sono difficili da scalfire. Ma fa ancora più male quando – come sottolinea l’Ufficio parlamentare di bilancio – dopo le manovre di contenimento della spesa dell’ultimo decennio, "ulteriori riduzioni potrebbero essere ardue da realizzare".

E allora si torna sempre lì, nella selva oscura delle agevolazioni fiscali. Guai a toccarle! Le chiamano in inglese tax expenditures, ma altro non sono che sconti di varia natura, deduzioni e detrazioni fiscali dai mutui alle spese sanitarie, crediti d’imposta per le imprese o imposte sostitutive come la cedolare secca sugli affitti. Ce ne sono oltre 600 e pesano sulle casse pubbliche per circa 75 miliardi. Pescare in questo calderone sarebbe facile e veloce, ma si tocca la carne viva delle persone. Perché togliere uno sconto fiscale equivale ad alzare le tasse. Il punto è che, quando la torta di restringe, qualcuno ne deve mangiare di meno. Decidere a chi tocca la fetta più piccola è compito della politica. Ma è praticamente impossibile che lo faccia con i venti elettorali che gonfiano le vele dei partiti. Tanto più se il commissario ai tagli ora è un Giano Bifronte, e i due volti – quello grillino e quello leghista – mai come adesso hanno dimostrato di avere ‘sensibilità’ diverse.