di Gianmarco Marchini Se non fosse di Jovanotti, la colonna sonora giusta per Sinisa Mihajlovic e il Bologna sarebbe ’Il più grande spettacolo dopo il Big Bang’, sottinteso ’siamo noi, io e te’. Ma ieri nella sala del Consiglio comunale c’era Gianni Morandi, in prima fila ad applaudire l’amico serbo a cui veniva conferita la cittadinanza onoraria. E allora, per rispetto al Giannone nazionale, meglio ripiegare su un vecchio classico come ’Uno su mille ce la fa’. Uno su mille ce la fa a lasciare il segno come ha fatto...

di Gianmarco Marchini

Se non fosse di Jovanotti, la colonna sonora giusta per Sinisa Mihajlovic e il Bologna sarebbe ’Il più grande spettacolo dopo il Big Bang’, sottinteso ’siamo noi, io e te’. Ma ieri nella sala del Consiglio comunale c’era Gianni Morandi, in prima fila ad applaudire l’amico serbo a cui veniva conferita la cittadinanza onoraria. E allora, per rispetto al Giannone nazionale, meglio ripiegare su un vecchio classico come ’Uno su mille ce la fa’. Uno su mille ce la fa a lasciare il segno come ha fatto Mihajlovic a Bologna. Qualcosa che va oltre un trofeo alzato: è un segno indelebile scritto col rossoblù. "La città mi è stata vicina, mi ha adottato come un figlio: è una cosa quasi da film", dice Sinisa rimettendo i piedi nei ricordi più scuri, quelli dell’estate 2019, squarciata come un violento lampo dalla scoperta della leucemia. Lì, il legame tra il serbo e la città è diventato un sentimento inossidabile: lui scelse il Sant’Orsola per curarsi e da quell’ospedale è uscito rinato, tanto da fissare con la data del trapianto il suo secondo compleanno. "Bologna rimarrà per sempre nel mio cuore, per tutto quello ha fatto per me e quello che abbiamo fatto insieme".

A guardarlo come solo la donna della vita può guardare il suo uomo, c’è la moglie Arianna, raggiante con quel sorriso grande come un arcobaleno (dopo un terribile acquazzone). A lei e alla sua famiglia, Sinisa ha dedicato questo riconoscimento, estendendolo "ai medici e al personale sanitario, alla società rossoblù e ai miei calciatori perché senza di loro il percorso di recupero sarebbe stato diverso".

E’ una storia a lieto fine, quella del serbo: una lezione d’umanità universale. Basta guardare lui, il diretto interessato, mentre viene letta una breve sintesi della sua vita e la narrazione indugia sulla malattia. Lì, Sinisa si morde il labbro per tenere l’emozione dentro gli argini. Il suo più grande ’merito’ è stato quello di aver lasciato che la sua parte fragile prendesse il posto della corazza da sergente di ferro costruita in anni e anni di pallone. Non a caso, l’amico Morandi osserva che questo riconoscimento "è dedicato più all’uomo, che allo sportivo".

Il segno lasciato dall’uomo Sinisa va anche oltre i confini del territorio bolognese, abbracciando tutta l’Italia, senza colori calcistici o politici. "Apprezzo molto le sue qualità umane", dice il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini che alle regionali del 2020 s’era visto un’entrata in tackle di Mihajlovic a sostegno della candidata leghista Borgonzoni. Ma da oggi – c’è da giurarci – proverà a dividere di nuovo, perché di questo si nutrono quelli come Sinisa. Il bolognese Sinisa.