Dura soltanto un giorno il regno di Gianni Moscon al Tour of The Alps: a rubargli lo scettro in Tirolo è un atleta di nobile casata, Simon Yates. Per la prima vittoria stagionale, il gemello inglese sceglie le maniere forti: con quattro attacchi in salita fiacca la concorrenza, poi si fa tutto solo gli ultimi venti chilometri che portano a Feichten in Kaunertal, paesino austriaco di seicento anime. E’ uno...

Dura soltanto un giorno il regno di Gianni Moscon al Tour of The Alps: a rubargli lo scettro in Tirolo è un atleta di nobile casata, Simon Yates. Per la prima vittoria stagionale, il gemello inglese sceglie le maniere forti: con quattro attacchi in salita fiacca la concorrenza, poi si fa tutto solo gli ultimi venti chilometri che portano a Feichten in Kaunertal, paesino austriaco di seicento anime. E’ uno schiaffone che rischia di lasciare già un segno definitivo sulla corsa: il più vicino in classifica, il russo Sivakov, viaggia con 45 secondi di ritardo, gli altri sono oltre il minuto. "Mi sono divertito, mi piace correre attaccando senza aspettare le mosse degli altri. Sapevo di star bene, ma non così: dovrò mantenermi per il Giro, cercando di non ammalarmi come lo scorso anno", racconta Simon Yates, costretto in ottobre ad abbandonare presto la corsa rosa perché positivo al covid. A dargli motivazione è anche aver ritrovato la vittoria in questo modo, tenendo lontani avversari che ritroverà in maggio come Dan Martin e Vlasov (a 58’’ con Cepeda), i talentini Hindley e Carthy (a 1’17’’) e pure Bardet (a 1’42’’ nel gruppo Quintana). Sia troppo avanti lui o indietro loro si scoprirà al Giro. Di sicuro non sono avanti i nostri (Brambilla e Antonio Nibali gli unici nei primi venti e sotto i tre minuti), così come è molto indietro Pinot, arrivato a 12 minuti. Peggio di lui Froome, a quasi un quarto d’ora, anche se il tempo per il Tour di certo non gli manca. Mentre il Tour of the Alps arriva in Alto Adige, oggi si corre la Freccia Vallone, storica classica che al prestigio abbina il ruolo di prova generale per la Liegi. Percorso tradizionale, con tre passaggi sul muro di Huy, dove si assegna la vittoria: ci puntano in tanti, da Hirschi che l’ha vinta l’anno scorso ad Alaphilippe, che ha fatto doppietta prima di lui, fino a Valverde, quattro successi in fila. A seguire Fuglsang e Woods, ma i più gettonati sono Pogacar e il suo compare sloveno Roglic, finito nella bufera all’Amstel per una ruota che girava in modo sospetto quando si è fermato per un guasto.

Angelo Costa