21 mar 2022

"Siamo la Ferrari, vinciamo per l’Italia"

Doppietta del Cavallino al debutto, mancava dal 2010: Leclerc vince su Sainz, terzo Hamilton. Binotto: "È un segno per il Paese"

leo turrini
Sport

di Leo Turrini

Era dal 29 settembre del 2019 che le note dell’inno di Mameli non risuonavano su un podio di una gara di Formula 1. La Ferrari si riappropria della primavera dopo un inverno durato oltre due anni e non appena la bandiera a scacchi saluta il trionfo di Leclerc, beh, scoppia il delirio.

"Hai vinto da campione, sei un esempio per tutti noi", dice via radio Mattia Binotto con voce commossa al pilota. Che risponde: "Grazie a te e a tutta la squadra, avete fatto un lavoro eccezionale". Carlos Sainz, meritatamente secondo, fa il coro: "Siamo tornati, la Ferrari è tornata e adesso lo sanno tutti".

La gioia. L’entusiasmo irrefrenabile viene da lontano. Più di due anni spesi a mandare giù magoni. Una sconfitta dopo l’altra, la consapevolezza di non essere in grado di lottare per qualcosa di importante. Sullo sfondo, la speranza di poter sfruttare nella maniera migliore l’introduzione di nuove regole tecniche. Ma come si dice, le aspirazioni debbono sempre trovare conferma sull’asfalto. Ieri questa sospiratissima conferma finalmente è arrivata.

"Con calma". Leclerc, il protagonista assoluto, il capitano della scuderia, ha rivissuto con pacatezza le fasi più incandescenti del grande duello con Verstappen. "Io sapevo che sarebbe stato lui l’avversario più pericoloso e mi sono reso conto subito che avrei dovuto usare l’intelligenza in ogni situazione. Quando me lo sono visto addosso dopo il cambio gomme, ho capito che grazie all’ala mobile avrebbe avuto la possibilità di sorpassarmi. Io dovevo semplicemente essere bravo a tenere la traiettoria in uscita dalle curve, in modo da restare attaccato e restituirgli il sorpasso. Ho fatto così, sono state manovre al limite, le sue come le mie, ma assolutamente correttissime".

Un cenno anche al brivido finale, provocato dal guasto della macchina di Gasly. "Beh, quella è stata un’emozione in più che sinceramente mi sarei risparmiato molto volentieri. In pratica sono stato costretto a rifare tutto da capo, ma ero abbastanza tranquillo perché sentivo di avere una superiorità di macchina. Per questo desidero nuovamente ringraziare la squadra, tutti i tecnici e tutti i meccanici, sono stati perfetti, sia nella preparazione della vettura che nelle soste. È un’impresa che appartiene a tutta la squadra, non solo a me".

"Per l’Italia". Unico forse a crederci sul serio sin dalle scorse settimane, Mattia Binotto ha scelto un profilo basso per commentare quella che indiscutibilmente è la più bella vittoria della sua gestione, inaugurata tra mille polemiche all’inizio del 2019.

"Eh, magari la prossima volta che mi farete la domanda non dirò più che non mi accontento del secondo posto, quasi quasi ho avuto l’impressione di essermi esposto un po’ troppo! Ma in realtà, seriamente parlando, io non ho mai perso la fiducia negli uomini della Ferrari. Ero conscio delle difficoltà che ci aspettavano, ma per due anni ci siamo preparati per questo momento. Abbiamo piloti molto validi, che hanno dimostrato anche in questa situazione di saper sfruttare al meglio quanto mettiamo a loro disposizione. Leclerc è stato formidabile, con la sua dedizione è un esempio per ognuno di noi. Il nostro obiettivo era battere Verstappen e ci saremmo riusciti anche senza il guasto per l’olandese".

Adesso è già tempo di guardare avanti. Già domenica prossima si gareggia in Arabia Saudita. "E quello è un circuito completamente diverso da questo – ha aggiunto Binotto – il nostro avvio stagionale è stato perfetto, ma non ci illudiamo… Ci sarà da lottare, sempre. Una cosa però mi fa piacere sottolineare. Anche noi che lavoriamo in questo ambiente particolare avvertiamo quanto accade fuori, nella vita delle persone comuni. Anche noi ci siamo confrontati con i due anni della pandemia e anche noi siamo preoccupati per quanto sta accadendo in Ucraina. Con il nostro lavoro, speriamo di riuscire a dimostrare che in Italia, in qualunque condizione, è ancora possibile fare bene il proprio lavoro, cercando di realizzare quel sogno che la Ferrari, unica tra tutte le scuderie iscritte al campionato del mondo, insegue e difende da sempre".

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