Il mitico stadio di Wembley: il primo storico impianto, costruito nel 1923, era stato abbattuto nel 2003 per consentire nel 2007 l’inaugurazione di quello nuovo
Il mitico stadio di Wembley: il primo storico impianto, costruito nel 1923, era stato abbattuto nel 2003 per consentire nel 2007 l’inaugurazione di quello nuovo
di Paolo Franci La cosa più complessa, è trasferire ai più giovani quel giorno da leggenda. Anzi, quel pallone che gonfiò la rete a Wembley il 14 novembre del 1973. Quel gol di Fabio Capello, che significava la prima vittoria della nostra storia in casa degli inglesi, è divenuto un simbolo. Un monumento della memoria azzurra. Un anniversario da custodire, festeggiare, ricordare. Spiegarlo ai più giovani però è difficile. Perchè in fondo era un amichevole e oggi le amichevoli, anche le più ricche e piene di nobiltà, sono poco più che partitelle....

di Paolo Franci

La cosa più complessa, è trasferire ai più giovani quel giorno da leggenda. Anzi, quel pallone che gonfiò la rete a Wembley il 14 novembre del 1973. Quel gol di Fabio Capello, che significava la prima vittoria della nostra storia in casa degli inglesi, è divenuto un simbolo. Un monumento della memoria azzurra. Un anniversario da custodire, festeggiare, ricordare. Spiegarlo ai più giovani però è difficile. Perchè in fondo era un amichevole e oggi le amichevoli, anche le più ricche e piene di nobiltà, sono poco più che partitelle. Al punto che per ’debellarle’ hanno inventato cose come i Mondiali per club, la Nations League. E un ragazzo, oggi, con la testa immersa nello smartphone, ti risponderebbe, parlando di quella vittoria mitologica: "Embè? Ma non era un’amichevole?". No, non lo era.

Perchè quel gol riannodò fili che oggi fanno parte della nostra storia, oltre a sfatare un tabù contro chi si credeva padre e padrone del calcio. Quando quell’Italia vinse a Wembley - il veccho Wembley non quello straordinariamente bello ricostruito da zero qualche anno fa - lo fece fissando un’immagine di quel gol di Capello che arrivò a 270 secondi dal termine. Chinaglia scende sulla destra, dribbla un difensore all’altezza del corner, crossa. Shilton smanaccia e Capello la mette dentro a porta ’sguarnita’, si diceva una volta. Quella vittoria entrò nella storia da subito e arrivò dopo la partita giocata a Torino tra le due squadre per celebrare i 75 anni della Figc. Vincemmo 2-0 e fu la prima vittoria contro gli inglesi. Oggi la rivalità tra Italia e Inghilterra non c’è più, ma un tempo era pari a quella che c’è tra tedeschi e inglesi. Tremenda. Loro ci snobbavano, consideravano i nostri titoli mondiali del ’34 e del ’38 dei ’titolucci’ perchè a quei Mondiali , gli inglesi, non c’erano, non s’abbassavano. E quindi senza di loro che calcio avrebbe potuto essere? Capello, Chinaglia, Valcareggi e tutti gl altri dedicarono quella vittoria proprio ai ’Leoni di Highbury’ e cioè l’Italia di Pozzo campione del mondo che fu invitata a giocare ad Highbury, finì sotto 3-0 e rimontò fino al 3-2 sfiorando il pareggio. Impresa eroica contro gli spocchiosi inglesi. E, 39 anni dopo, quando gli azzurri violarono Wembley, quei fili si riallacciarono nell’universo azzurro. Ora, l’Italia va lì a giocarsi gli ottavi. Lì dove i ricordi recenti del Mancio non sono granchè. Lì ha perso la finale di Coppa d’Inghilterra con il City l’11 maggio del 2013, contro il già retrocesso Wigan. Sconfitta che due giorni dopo gli costerà la panchina. Quel giorno a Wembley, i tifosi dei Citizens cantarono ’Mancini oh oh’ sulle note di Volare di Modugno per tutta la partita. Un augurio - quello di volare - che forse è ancora lì, in attesa di Mancini e dei suoi ragazzi.