di Gianmarco Marchini Per quanto in tuta, un allenatore dopo un po’ si sente scomodo in casa. Il telefonino diventa complice silenzioso di quell’ingiusta clausura, la cenere delle sigarette come sabbia di una clessidra impietosa. Maurizio Sarri domani compirà sessantadue anni e al tempo comincia a dare ancora più peso. Fosse stato per lui, questo compleanno l’avrebbe festeggiato contro il Sassuolo, perché a un tecnico non si può fare regalo più...

di Gianmarco Marchini

Per quanto in tuta, un allenatore dopo un po’ si sente scomodo in casa. Il telefonino diventa complice silenzioso di quell’ingiusta clausura, la cenere delle sigarette come sabbia di una clessidra impietosa. Maurizio Sarri domani compirà sessantadue anni e al tempo comincia a dare ancora più peso. Fosse stato per lui, questo compleanno l’avrebbe festeggiato contro il Sassuolo, perché a un tecnico non si può fare regalo più gradito di una panchina. Figuriamoci poi se quella in questione è la panchina della Juventus. Ma su quel posto oggi siede Andrea Pirlo, uno che, invece, dal tempo (e non solo da quello) ha avuto un trattamento di riguardo: prego, passi pure davanti. Quello che tutti i Maurizio Sarri sognano per una vita (e spesso invano), il ’Maestro’ l’ha dovuto desiderare la miseria d’una settimana: gli avevano dato il timone della Juve Under 23 per farsi le ossa, si è ritrovato a guidare la Juve ’e basta’ con le ossa tutte rotta dal tracollo europeo.

Con buona pace dell’Altro, accompagnato alla porta come se aver vinto lo scudetto fosse stata quasi una colpa. "Questa squadra è inallenabile", avrebbe detto lui nell’andarsene. Nella valigia la grassa consolazione di pesare una ventina di milioni sui bilanci della Signora.

Già perché l’idea all’alba dell’estate 2019, quando il fu Nemico venne chiamato per rimpiazzare Allegri, era quella di stare insieme almeno tre anni per cercare di fondere a Torino lo spettacolo degli anni da "comandante" di Napoli e la concretezza del Chelsea vincitore dell’Europa League. Intenti diventati utopia già in autunno quando le fatiche della Juventus sarriana e del Sarri juventino erano palesemente troppe per pensare potesse finire bene. Un doppio snaturarsi che infatti è finito malissimo. Con uno scudetto vinto tra le mille incognite del calcio-Covid e la complicità di un’Inter e di una Lazio autoeliminatesi dalla corsa. Due finali perse con merito e una Champions abbandonata in modo peggiore, agli ottavi contro il modesto Lione. Da quei giorni d’agosto, Sarri è chiuso nella quiete della sua Figline Valdarno. Qualche contatto a novembre con la Fiorentina che alla fine ha scelto Prandelli. Poi i rumors sponda Roma e Lazio. Ma dopo i rumors, il silenzio. Auguri, mister.