Vincere con i cambi, con chi si alza dalla panchina. All’Inter di Parma, rimbalzata per 70’ contro un muro di organizzazione e strategia, è successo dopo che Antonio Conte ha optato per la rivoluzione: tre sostituzioni in un colpo solo, dentro Sanchez, Moses e Young. Lotta e tecnica, gente che ha vinto, anche se gli ultimi due venivano da un mercoledì complicato con il Sassuolo e il cileno (che male non ha fatto al Meazza) aveva solo un gol in stagione alle spalle. Il bottino non lo ha rimpinguato, l’apporto lo ha fornito in altro modo. Determinante: piazzato nelle zolle fino a quel momento...

Vincere con i cambi, con chi si alza dalla panchina. All’Inter di Parma, rimbalzata per 70’ contro un muro di organizzazione e strategia, è successo dopo che Antonio Conte ha optato per la rivoluzione: tre sostituzioni in un colpo solo, dentro Sanchez, Moses e Young. Lotta e tecnica, gente che ha vinto, anche se gli ultimi due venivano da un mercoledì complicato con il Sassuolo e il cileno (che male non ha fatto al Meazza) aveva solo un gol in stagione alle spalle. Il bottino non lo ha rimpinguato, l’apporto lo ha fornito in altro modo. Determinante: piazzato nelle zolle fino a quel momento calpestate dal compassato Eriksen, ha permesso alla squadra di avere superiorità numerica, verve. Una scarica di energia. Finalmente.

Gli mancano dieci partite di campionato nelle quali dovrà convincere l’Inter a bussare alla porta del Manchester United non solo per strappare un mini-prolungamento fino al termine della stagione (la dirigenza sta lavorando al suo caso e a quello di Moses con il Chelsea per averli in Europa League), ma anche per un eventuale nuovo prestito che garantisca a Conte le prestazioni del “Nino Maravilla“ anche nell’annata che verrà. Il profilo è in linea con le richieste fatte dal tecnico a Marotta e Ausilio per i rinforzi da inserire in rosa: esperienza, curriculum vincente, voglia di vincere. Prima dell’ultimo, complicato biennio, Sanchez ha dimostrato di essere un campione e lo stipendio da 12 milioni annui è un riconoscimento a una carriera di successi. Un ingaggio così non è però ragionevole coi numeri attuali, nemmeno con l’aiuto proveniente dai Red Devils (che ne versano 7, lasciandone “solo“ 5 all’Inter). Se conferma sarà, bisognerà parlare in via prioritaria dell’aspetto legato agli emolumenti.

Per dimostrare di poter tornare uno degli attaccanti di punta dei campionati top al mondo, Sanchez ha bisogno di qualche gara con una maglia da titolare addosso, intanto ha cominciato la personale risalità con una spallata all’avversario di turno, ben coadiuvato dai compagni inizialmente con lui tra le riserve. Moses ha servito l’assist a Bastoni per il 2-1, il match winner ha segnato il suo secondo gol stagionale partendo dalla panchina. In questa Serie A, con l’Inter, ci è riuscito solo lui. La profondità della rosa di Conte è stata spesso oggetto di alibi per il tecnico nella corsa scudetto. Tante volte la squadra si è fatta rimontare nella seconda parte di gara dopo aver mostrato la corda. Per una volta è accaduto il contrario: salita l’Inter, è calato il Parma e i cambi hanno messo il turbo (bene anche Young, Borja Valero è entrato solo nei minuti conclusivi).

Con l’arrivo di Achraf Hakimi, atteso oggi a Milano per visite mediche e firma su un quinquennale da cinque milioni a stagione, le scelte diventeranno di maggiore qualità sugli esterni. Difficilmente verrà impostata una trattativa per riscattare Moses a dodici milioni. A destra resteranno il marocchino e Candreva, a sinistra si cercherà un’alternativa in più al già confermato Young.