di Gianmarco Marchini Da venti anni, il sole di Ronaldo sorge. Che sia Lisbona, Manchester, Madrid o Torino, a un certo punto, dal terreno di gioco spunta il cerchio infuocato del portoghese. Un tondo come il pallone che dal 2002 al 2021 Cristiano continua a depositare oltre le spalle dei portieri e oltre le logiche del tempo che con lui sembrano perdere credibilità. Da venti anni solari, Ronaldo segna almeno un gol. Qualcuno davvero pensava avrebbe smesso proprio ora? Ma dai. Non ci credeva nemmeno l’Udinese che, infatti, dopo mezz’ora si arrende alla legge...

di Gianmarco Marchini

Da venti anni, il sole di Ronaldo sorge. Che sia Lisbona, Manchester, Madrid o Torino, a un certo punto, dal terreno di gioco spunta il cerchio infuocato del portoghese. Un tondo come il pallone che dal 2002 al 2021 Cristiano continua a depositare oltre le spalle dei portieri e oltre le logiche del tempo che con lui sembrano perdere credibilità. Da venti anni solari, Ronaldo segna almeno un gol. Qualcuno davvero pensava avrebbe smesso proprio ora? Ma dai. Non ci credeva nemmeno l’Udinese che, infatti, dopo mezz’ora si arrende alla legge della natura che nel calcio vale allo stesso modo: il più forte sovrasta gli altri. E Cristiano è ancora il più forte.

Una doppietta che lo porta a 758 reti in carriera. Nel mirino dei marcatori all-time il più vicino è niente meno che Pelè con i suoi 767 gol. Ci arriverà presto, con buona pace per O’Rey. E sono avvisati anche Romario (772) e Josef Biscan che a quota 805 gol non può certo dormire sonni tranquilli nella stanza dei record. E no, con questo Ronaldo, sono tutti raccomandati di tenere gli occhi ben aperti.

A cominciare dal Milan di Pioli che, prima del fischio d’inizio, guardava i bianconeri da ben tredici gradini di distanza. Ora sono dieci le lunghezze dal Diavolo capolista, ma mercoledì c’è subito lo scontro all’inferno di San Siro. E si sa che tra le fiamme avere uno come Cristiano sposta e non poco.

Lo sa bene, Andrea Pirlo, che ieri sera aveva la faccia di chi, oltre al meno tredici sul Milan, aveva anche la pressione dei dodici punti dall’inarrestabile Inter del suo ex tecnico Conte. Insomma una partita piena di nubi, diventate nerissime prima che il Var le spazzasse (giustamente) via sul vantaggio di De Paul. Passato lo spavento, è arrivata la Juventus. Non quella bellissima vista a Parma, ma nemmeno quella orrenda contro la Fiorentina. Soprattutto è arrivato lui, CR7, o CR700 e passa. Un gol di destro ad aprire e un altro di sinistro a chiudere. In mezzo l’assist per il raddoppio di Chiesa, uno dei più in forma sotto la discussisima gestione Pirlo. Segna pure Dybala in un finale pirotecnico dove la Signora trova comunque il modo di subire un gol figlio di un pasticcio difensivo, quando, però, la gara era già archiviata ed erano entrati i Chiellini e i Frabotta per mettere minuti nelle gambe.

Il gol di Dybala è un’altra polaroid felice per la Juve, perché l’argentino va recuperato nell’economia di una stagione che ora si incendia e a febbraio vedrà anche tornare la Champions. Mercoledì a San Siro Paulo dovrebbe lasciare il posto a Morata nell’attesa di capire che entità ha il problema muscolare accusato dallo spagnolo nelle ore precedenti la sfida con l’Udinese. Poi ci sarà spazio e tempo per il mercato. "Vogliamo bene a chi è già stato qui", diceva Paratici nel pre-gara con il riferimento neanche troppo velato a Pogba e Llorente.