Rudi Garcia (Newpresse)
Rudi Garcia (Newpresse)

Roma, 1 marzo 2015 - Da quella gara di ottobre di acqua sotto i ponti ne è passata. La Roma infuriata per l'arbitraggio di Rocchi ha lasciato il posto a una squadra che a inizio anno è andata in crisi, scivolando a 9 punti dalla Juventus. E domani all'Olimpico si gioca le ultime chance per poter credere ancora allo scudetto. La vittoria di Rotterdam e il passaggio del turno in Europa League ha restituito il sorriso all'ambiente giallorosso e Rudi Garcia spera che questa fiducia venga riversata in campo anche domani. Ma di corsa al titolo da riaprire il tecnico francese non vuole parlare. "Questa Juve è la squadra più forte del campionato, non c'è altro da dire - mette in chiaro alla vigilia - A loro starebbe bene anche un pari? Non penso che una squadra come la Juve venga qui per pareggiare, cerca sempre di vincere e saremo in due a volerlo. C'è solo questa partita che conta, la vogliamo vincere ma non cambia nulla perché non abbiamo il nostro destino nei nostri piedi se non per il secondo posto. Bisogna fare di tutto per mantenere almeno questa seconda posizione che è l'unico modo per attaccare la prima.  Non servirà solo la voglia di far bene, ma anche tanta testa".

Garcia si lascia così alle spalle le polemiche dell'andata ed è d'accordo con Pallotta sul fatto che la sfida dell'Olimpico non sarà una vendetta. "Non serve a niente avere questo stato d'animo e mi auguro di vedere una buona partita e che ci sia fair-play allo stadio, un'accoglienza all'altezza della Roma e non come quella che abbiamo avuto allo Stadium. Sul campo lotteremo".  Il fatto che sotto la sua gestione la squadra abbia faticato negli scontri diretti conta relativamente ("a volte ci sono stati risultati negativi con ottime prestazioni della Roma, non serve a niente guardare e parlare del passato, il futuro è domani e vogliamo che sia bello") e inevitabilmente si torna su quel "vinceremo lo scudetto" pronunciato proprio dopo la sconfitta dello Stadium. "Forse c'è una divinità misteriosa che ha voluto punirmi per questo peccato, se peccato è, di superbia. Ma se l'ho fatto era per lottare contro un ambiente di un pessimismo ossessivo, che diceva 'possiamo fare qualsiasi cosa ma non vinceremo mai'. Non sono uno stupido che non riflette e dice cose a caso ma volevo mantenere la motivazione e l'ambizione al massimo, era necessario anche perché non ci fermiamo a questa stagione".

Per quanto riguarda la formazione, fuori Doumbia e Maicon, Florenzi è a disposizione così come Iturbe che partirà però dalla panchina: "Avrò una squadra competitiva in campo e in panchina - assicura il tecnico francese, a cui chiedono anche se la differenza tra Roma e Juventus sia legata agli infortuini - Mi aspettavo una domanda su Pirlo e Pogba, il presidente ha detto che se a loro fossero mancati per un lungo tempo, come sono mancati Castan e Strootman per un lungo tempo, la squadra sarebbe stata meno forte e sarebbe stata un'ottima risposta".