di Paolo Franci Per godersi la prima vittoria che conta, Dan Friedkin e suo figlio Ryan futuro presidente della Roma, dovranno aspettare la metà di settembre, quando ripartirà la Serie A. Troppo superiore il Siviglia dell’ex Inter Banega, tra i migliori in campo assieme a Ocampos, per potersela almeno giocare. Novanta minuti di dominio spagnolo - assai più largo di quel che non dica il 2-0 finale - hanno dunque sancito l’addio all’Europa League della Roma, mai veramente in partita e incapace di centrare lo specchio della porta una volta. Independence Day. Così, un tifoso giallorosso ha salutato - più che l’arrivo di Dan Friedkin...

di Paolo Franci

Per godersi la prima vittoria che conta, Dan Friedkin e suo figlio Ryan futuro presidente della Roma, dovranno aspettare la metà di settembre, quando ripartirà la Serie A. Troppo superiore il Siviglia dell’ex Inter Banega, tra i migliori in campo assieme a Ocampos, per potersela almeno giocare. Novanta minuti di dominio spagnolo - assai più largo di quel che non dica il 2-0 finale - hanno dunque sancito l’addio all’Europa League della Roma, mai veramente in partita e incapace di centrare lo specchio della porta una volta.

Independence Day. Così, un tifoso giallorosso ha salutato - più che l’arrivo di Dan Friedkin alla guida della Roma - l ‘atteso addio di James Pallotta, ormai ex proprietario del club e protagonista della Grande Delusione (sì, con la maiuscola) degli ultimi 9 anni del club. Aveva promesso una Roma enorme e vincente tanto quanto le big europee tipo Barcellona e Bayern, se ne va dopo aver, sì, piazzato la Roma nelle zone nobili della classifica di Serie A, ma senza uno straccio di trofeo e senza mai dare la sensazione di voler costruire qualcosa di stabile, duraturo e progettato per vincere.

La parola d’ordine in questi anni - oltre al sogno dello Stadio della Roma - è stata una di quelle di gran moda nel pallone: plusvalenza. Ne ha piazzate per oltre mezzo miliardo e nel nome di queste ha promesso e non mantenuto. In particolare, sulla cessione di alcuni big che via via hanno lasciato la capitale indebolendo la squadra e il rapporto con i tifosi. Da Benatia a Marquinhos, da Rudiger ad Alisson, fino a Lamela, Salah e tutti gli altri, quante volte l’ormai ex proprietario Jim Pallotta - chissà, forse per eccesso di entusiasmo o non rendendosi conto che razza di cambiali stava per firmare con i tifosi - ha detto, lui o chi per lui, che non sarebbero stati ceduti? E invece.

Proprio questo approccio, ha finito per sfilacciare il rapporto con la piazza, fino allo strappo imperdonabile per molti: gli addii di Francesco Totti e Daniele De Rossi. La città in festante tumulto, si chiede se e quando torneranno ‘Checco e Dagnele’, come dicono da queste parti. Ci proverà Ryan Friedkin? Al quale toccherà il per niente semplice compito di guidare il club in una città piena di passione ma complessa nelle sue sfumature? Forse sì. Forse riportare a casa le bandiere sarà una delle prime mosse. La sensazione è che la Roma di Friedkin partirà da due ‘nodi’ di mercato che nelle ultime settimane avevano suscitato preoccupazione tra i tifosi. In questo senso, sarebbe una gran mossa blindare Zaniolo e su di lui e capitan Pellegrini costruire la NRA, per chi ama gli acronimi: la Nuova Roma Americana. E il ds? Si vocifera del ritorno di Petrachi, rimbalzano voci sull’ingaggio di Burdisso, ex amatissimo, fino all’ipotesi che possa arrivare l’interista Ausilio. E Franco Baldini, uomo di fiducia di Pallotta fin dal 2011 cosa farà?

Intanto, ci sarà da capire cosa fare con Smalling, riaprendo i giochi con lo United. Al nuovo ds toccherà poi il compito più difficile, piazzare i tanti esuberi: Pastore, Olsen, Karsdorp, Florenzi, Juan Jesus, Fazio, Perotti, eppoi monetizzare con Under e Kluivert mentre la città sogna, per l’ennesima volta, l’ennesima Roma Caput Mundi.