Gianluca Vialli e Roberto Mancini: micidiali con la Samp, meno in Nazionale
Gianluca Vialli e Roberto Mancini: micidiali con la Samp, meno in Nazionale
Questa è una storia di uomini e di una ribellione. Di un’idea rivoluzionaria che ti entra sotto pelle e, come ricorda Gianluca Vialli, "ti mandava a dormire, davvero, con il pigiama della Sampdoria". Trent’anni dopo quel magnifico scudetto del 1991 loro due, Vialli & Mancini - o Mancini & Vialli, la disputa è sempre in corso a suon di risate - sono ancora lì, a lavorare insieme. Il ‘cerchiato’ non c’è più, se non tatuato sulla pelle e sul cuore, ma il blu - che poi è azzurro - è identico a quello della Nazionale, dove i due hanno fatto la ‘reunion’ per provare a vincere l’Europeo. Mancio ct, Gianluca capo delegazione. Con loro, lavorano un bel po’ di ex Samp: Battara, Salsano, Lombardo, Nuciari, Evani. Giusto per dire come quella squadra che fu Rolling Stone...

Questa è una storia di uomini e di una ribellione. Di un’idea rivoluzionaria che ti entra sotto pelle e, come ricorda Gianluca Vialli, "ti mandava a dormire, davvero, con il pigiama della Sampdoria". Trent’anni dopo quel magnifico scudetto del 1991 loro due, Vialli & Mancini - o Mancini & Vialli, la disputa è sempre in corso a suon di risate - sono ancora lì, a lavorare insieme. Il ‘cerchiato’ non c’è più, se non tatuato sulla pelle e sul cuore, ma il blu - che poi è azzurro - è identico a quello della Nazionale, dove i due hanno fatto la ‘reunion’ per provare a vincere l’Europeo. Mancio ct, Gianluca capo delegazione. Con loro, lavorano un bel po’ di ex Samp: Battara, Salsano, Lombardo, Nuciari, Evani. Giusto per dire come quella squadra che fu Rolling Stone opposta ai Beatles - Inter, Milan e Juve - sia ancora piena di colori e sentimenti perchè figlia di un’idea. E, si sa, le idee spesso accarezzano l’eternità.

Quell’idea fu del presidente della Samp Paolo Mantovani, un "visionario - racconta Vialli - convinto che Davide dovesse avere la meglio ogni giorno su Golia e il cui obiettivo era abbattere lo status quo del calcio, far diventare possibile l’impossibile". Cioè, strappar via la pezzetta tricolore dalle maglie a strisce verticali e metterla su quella che, guarda caso, le ha orizzontali: l’esatto contrario rispetto al potere costituito del pallone.

Mancini e Vialli - insieme per la presentazione del libro ’Vialli-Mancini, La Bella stagione’ la storia di quel gruppo fantastico di calciatori - hanno raccontato come il "coinvolgimento fu la chiave, Mantovani aveva un carisma tale che fu un attimo sentirsi parte di una missione. Quando entravi nel suo studio ci parlavi e ti dicevi ‘da grande vorrei essere come lui’... Poi te ne andavi carico fino a sentirti più alto di qualche centimetro". Perché, come amava ripetere Mantovani, la Samp non era una squadra, ma "uno stile di vita", tanto da entrare dentro ai giocatori per non uscirne mai più.

In quella Samp nella quale l’allenatore Vujadin Boskov era punto di riferimento, un po’ padre e un po’ zio che ti copre la marachella, i valori, ricorda il Mancio erano "lealtà, coraggio, altruismo, aiutandosi e facendo squadra per inseguire l’obiettivo, mai il successo personale", un’idea di calcio molto da sinistra operaia, agli antipodi rispetto al ‘ronaldismo’ e allo ‘zlatanismo’ di oggi.

Un po’ Braveheart, un po’ Robespierre, quei ragazzi furono antidoto all’assuefazione del pallone dei potenti, il nuovo che non ti aspetti, bello da morire e magnificamente spudorato nella sua essenza stilistica che sapeva farsi beffa delle Grandi del pallone, tipo Robin Hood con lo sceriffo di Nottingham.

Il concetto basilare di quella Samp era però l’amicizia. Parola che scotta attorno al pallone, spesso abusata, ma in quel caso addirittura fatata. Essere amici fu il "collante che diede vita ad un’avventura magnifica" ricorda Mancini, e le rivalità che avrebbero potuto essere esplosive furono carburante per chi sfiorò la Coppa dei Campioni. Vialli e Mancini erano due primedonne che trovarono il modo non solo di convivere, ma di essere fratelli al punto che in campo "diventammo anche intercambiabili nei ruoli e fu uno dei segreti di quella squadra, perchè così gli avversari faticavano a marcarci". Ci scherza su, Luca: "Roberto lanciava lungo a caso io prendevo palla, marcavo tre uomini e facevo gol. Il giorno dopo sui giornali: “Il grande assist di Mancini”...". E, replica il Mancio: "Sì, come a Pisa, dove ho marcato tutti e te l’ho messa sulla linea di porta". E ridono. Ridono di gusto, questi ragazzi che non smettono di frequentarsi e si vedono ancora a cena da trent’anni, ogni tanto. "E ci vedremo anche fra trent’anni - dice Mancini - magari con le barbe bianche, ma sono sicuro che saremo ancora tutti qui". Perchè la Samp non è una squadra ma uno stile di vita.

Paolo Franci