di Gianmarco Marchini Certo, una Supercoppa non è una verità assoluta, ma vale un titolo. E per quelle che erano le premesse della vigilia, Andrea Pirlo può ragionevolmente ritenersi soddisfatto. E, una volta tanto, magari anche sorridere. I suoi primi sei mesi in panchina partoriscono il primo trofeo, anche se la Juventus vista al Mapei Stadium contro il Napoli dimostra una volta in più di essere ancora in una fase embrionale, troppo. Troppo per chi vuole conquistare l’Europa e recuperare dieci punti dal Milan in campionato. Pensieri e dilemmi che, però, per...

di Gianmarco Marchini

Certo, una Supercoppa non è una verità assoluta, ma vale un titolo. E per quelle che erano le premesse della vigilia, Andrea Pirlo può ragionevolmente ritenersi soddisfatto. E, una volta tanto, magari anche sorridere. I suoi primi sei mesi in panchina partoriscono il primo trofeo, anche se la Juventus vista al Mapei Stadium contro il Napoli dimostra una volta in più di essere ancora in una fase embrionale, troppo. Troppo per chi vuole conquistare l’Europa e recuperare dieci punti dal Milan in campionato. Pensieri e dilemmi che, però, per una notte possono essere congelati nel ghiaccio dello champagne.

I bianconeri vendicano la sconfitta dello scorso giugno in Coppa Italia e rivendicano un posto da protagonisti a bordo di un treno che li vede in ritardo e che domenica prevede già un’altra fermata, il Bologna. Mihajlovic avrà studiato bene la partita ieri sera, così come l’aveva preparata nei dettagli Gattuso che, infatti, nel primo tempo ai punti meriterebbe qualcosa in più dello 0-0. Insigne è prezioso nell’aiutare Mario Rui sullo scatenato Cuadrado, arrivato soltanto alle 14 a Reggio Emilia con un doppio tampone negativo in tasca. E mentre Bonucci, Arthur e Bentancur giocano a fare il regista, Demme e Zielinski innescano le ripartenze degli azzurri, mentre i bianconeri si affidano più che altro ai lanci per Ronaldo, complice un Chiesa che sembra rimasto negli incubi dei milanisti.

La differenza la fa soprattutto Szczesny mettendo le sue manone su un Lozano tuffatosi già col sorriso da esultanza. E, oltre la soglia del novantesimo, concede il bis con un altro miracolo. Due interventi pazzeschi nell’economia di una gara molto in equilibrio, al limite dell’ordinario, sicuramente poco spettacolare.

I fuochi d’artificio ce li mette la Lega Serie A prima del fischio finale, i numeri da Playstation 5 restano nello sponsor della coppa: poi di cose scoppiettanti se ne vedono ben poche. I nervi da una parte e dall’altra sembrano prevalere sulla ragione. Così, alla fine della fiera, la differenza la fanno i campioni. Ospina non è Szczesny e nessuno del Napoli è Cristiano. Ecco spiegato il 2-0, con la grande complicità degli avversari: prima Bakayoko serve goffamente l’assist a CR7, poi Insigne all’80’ sbaglia il rigore che con tutta probabilità avrebbe portato la partita ai supplementari. A Morata, subentrato a Kulusevski, la soddisfazione del 2-0 nei titoli di coda.

Dicevamo dei campioni, beh, e chi se non Lui avrebbe potuto firmare la serata? L’avevano criticato per i due appuntamenti mancati con San Siro: al primo aveva rimediato Chiesa, al secondo si è divertita l’Inter ieri presente con Antonio Conte in tribuna. Ieri ha risposto col primo pallone buono. Ed eccolo lì ad aggiornare nuovamente il librone dei record. Da Reggio Emilia tanti saluti a chi lo voleva già sul viale del tramonto.