di Paolo Franci Il coraggio e la carezza del destino. L’ordine d’importanza sceglietelo voi. Perchè è difficile capire se siano stati più decisivi ’los huevos’ di Insigne che, sì, decide di andarci, sul quel maledetto dischetto, nonostante sia figlio della terra della scaramanzia. Oppure se lo sia stato il destino abbigliato da buona sorte, che nella notte più sentita fa una carezza a Rino Gattuso, trasformando una iattura in una pentola d’oro. Succede che il portiere che avrebbe dovuto fermare il nemico si fa male a 20 minuti dall’inizio della gara. No, Ospina non ce la fa e c’è Meret. E lui, il ragazzo di...

di Paolo Franci

Il coraggio e la carezza del destino. L’ordine d’importanza sceglietelo voi. Perchè è difficile capire se siano stati più decisivi ’los huevos’ di Insigne che, sì, decide di andarci, sul quel maledetto dischetto, nonostante sia figlio della terra della scaramanzia. Oppure se lo sia stato il destino abbigliato da buona sorte, che nella notte più sentita fa una carezza a Rino Gattuso, trasformando una iattura in una pentola d’oro. Succede che il portiere che avrebbe dovuto fermare il nemico si fa male a 20 minuti dall’inizio della gara. No, Ospina non ce la fa e c’è Meret. E lui, il ragazzo di Udine che fa della serenità uno stile di vita, trasforma le mani in un portone chiuso in faccia a Chiesa, Ronaldo e Morata.

E’ così che nasce e cresce il miracolo napoletano contro una Juve che non c’è, almeno nel primo tempo, certamente distratta dal prossimo appuntamento con il Porto, ma un passo indietro - anzi uno e mezzo - rispetto alle recenti performance e al doppio impegno con l’Inter, superato di classe e prepotenza.

E allora, la serata in cui Pirlo avrebbe dovuto dare, forse, un colpo decisivo alla panchina di Ringhiio, diventa quella del Grande Riscatto di due uomini simbolo di questa squadra.

Da una parte Rino Gattuso, che nel momento peggiore tira fuori un Napoli a sua immagine e somiglianza mentre la squadra dice attraverso prestazione e mucchio selvaggio finale con Rino nel mezzo, che l’allenatore non si tocca. E Ringhio, alla fine, un messaggino ai suoi detrattori lo invia: "Sapete che c’è? se qualcuno pensa che io sia scarso e non all’altezza di guidare il Napoli gli rispondo sti ca...".

L’altro uomo si chiama Lorenzo e di cognome fa Insigne. Lui che ha sbagliato 4 rigori su 26 in carriera e 3 con la Juve, decide di andare su quel maledetto dischetto che lo scorso 20 gennaio in SuperCoppa gli era costato lacrime e notti insonni. Lui che se l’avesse sbagliato apriti cielo. Aveva detto, prima di giocarsela alla grande - perchè Lorenzo ha giocato una grande partita - "Se me la sento di calciare un rigore? Importante è che l’arbitro lo fischi...". E così è andata. E allora 100esimo gol con il Napoli, una sottomaglia tutta cuoricini con dedica alla moglie Jenny per San Valentino e la classifica che torna a brillare. Eppoi ci sono gli eroi di una sera: Rrahmani che disinnesca CR7, Maksimovic che è in scadenza ma gioca a livelli mai visti. Di Lorenzo che fa il terzino e il centrale e Bakayoko che finchè ne ha, alza un muro altissimo. E la Juve? Ahi.

A forza di dire che con Chiellini è tornata la difesa di un tempo, quello stesso destino che accarezza Gattuso con Meret, schiaffeggia Pirlo, ’tradito’ proprio da Re Giorgio,giustamente punito a mezzo Var per la manata a Rrahmani. Ci sarebbe stato tempo per recuperare. E invece aldilà dei lampi di Chiesa e di un secondo tempo migliore del primo (non che ci volesse molto) la (brutta) Juve non è riuscita a arrampicarsi sul match. E Pirlo, per ora, viaggia a -9 punti rispetto a Sarri e -17 su Allegri. Certo, se poi vinci la Champions, chi se ne frega di Max, Sarri, numeri e statistiche. O no?