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19 mag 2022

Ricetta Zac: "Scudetto? Si vince con la testa"

Zaccheroni all’ultima giornata centrò il titolo col Milan nel 1999 e lo tolse all’Inter il 5 maggio 2002: "Ma quella volta persero i nerazzurri"

19 mag 2022
doriano rabotti
Sport
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto
Alberto Zaccheroni esulta col suo Milan il 23 maggio 1999: la settima vittoria di fila vale il +1 sulla Lazio e lo scudetto

di Doriano Rabotti

Lui sa come si fa, sa come si sta. Alberto Zaccheroni ha vinto uno scudetto all’ultima giornata, proprio con il Milan, nel 1999. Ed era dall’altra parte della barricata, con la Lazio, nel famoso 5 maggio 2002, quando fu l’Inter a perderlo in modo incredibile, il tricolore.

Zaccheroni, come si prepara una partita nella quale hai in mano il pallino scudetto?

"Io so come feci io quella volta col Milan, dopo il sorpasso alla penultima giornata sulla Lazio. Noi dovevamo giocare contro un Perugia che, a differenza del Sassuolo stavolta, rischiava ancora qualcosa. Io non feci niente di diverso da quello che avevo sempre fatto, nessun discorso particolare. Tanto i giocatori la conoscevano già, l’importanza della partita".

Tutto qui? È così facile?

"Il segreto è riuscire a mantenere la concentrazione senza farla diventare nervosismo".

Al suo Milan riuscì, quello di Pioli è molto diverso?

"I rossoneri hanno un vantaggio, secondo me. Tranne Ibra e Giroud, hanno tutti la pancia vuota, non hanno mai vinto e quindi non c’è il rischio che arrivino all’appuntamento senza le motivazioni giuste".

Lei c’era anche il famoso 5 maggio, la sua Lazio di allora come il Sassuolo di oggi?

"Il Sassuolo ha un allenatore giovane che ha fatto bene e sono sicuro che vorranno chiudere con dignità il loro campionato. Ma mi sembra che le motivazioni possano essere diverse, onestamente. E questo pesa".

In teoria doveva averle anche l’Inter, quel giorno.

"In realtà io e il dirigente Nello Governato ci accorgemmo subito di una cosa, guardando le facce dei nerazzurri che scendevano dal pullman all’Olimpico".

Di cosa?

"Erano troppo rilassati, davano per scontato che avrebbero vinto. E infatti io sono sicuro che quella partita l’abbia persa l’Inter, non vinta la Lazio, che non fece neanche una grandissima partita e arrivava da una settimana con tanti problemi".

Infatti nessuno credeva in voi.

"Beh, cinque giorni prima della partita Cragnotti aveva annunciato che al mio posto a fine stagione sarebbe arrivato Mancini, e ogni giorno agli allenamenti si presentava il medico con la notizia di un giocatore infortunato in più. Mi mancavano tantissimi titolari, e c’era un clima particolare, i nostri tifosi avrebbero preferito che perdessimo per non fare andare la Roma direttamente in Champions. E poi ci fu la variabile impazzita, Poborsky".

Che fece due gol.

"Fu incredibile. Lui sapeva già che sarebbe andato via a fine anno. I tifosi fischiarono solo lui, all’ingresso in campo. Mi guarda, perché mi fischiano? Vado via, non ho rotto le scatole a nessuno..."

Perché lo fischiarono?

"Perché era ceco come Nedved, pensavano che volesse aiutare Pavel. Il risultato della contestazione fu che Poborsky andò in campo incavolato nero, e se non lo fosse stato non si sarebbe buttato su quel retropassaggio di Grezko..."

Zaccheroni, domenica tiferà per il Milan o per Simone Inzaghi, che quel 5 maggio giocava nella sua Lazio?

"Io sarò sempre più vicino al Milan, è un club con l’ambiente ideale per un allenatore. Non c’è un altro posto così".

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