Riaprire gli stadi al pubblico: la Lega Serie A per la prima volta presenta questa richiesta e lo fa con un protocollo di circa 200 pagine destinato al presidente della Figc Gabriele Gravina "affinché possa utilizzarlo nelle interlocuzioni con le istituzioni governative competenti". I numeri sono importanti: si parla ad esempio di 30-35mila spettatori a San Siro, 30mila all’Olimpico, 20-25mila al San Paolo e 18mila allo Juventus Stadium, fermo restando che aprire gli stadi sarebbe una facoltà per le società, e che vanno considerate le condizioni di ciascuna città. Addirittura si ipotizza nei corridoi anche una data di possibile inizio: lunedì prossimo in occasione di Juve-Lazio all’Allianz Stadium, impianto che per la sua modernità e...

Riaprire gli stadi al pubblico: la Lega Serie A per la prima volta presenta questa richiesta e lo fa con un protocollo di circa 200 pagine destinato al presidente della Figc Gabriele Gravina "affinché possa utilizzarlo nelle interlocuzioni con le istituzioni governative competenti". I numeri sono importanti: si parla ad esempio di 30-35mila spettatori a San Siro, 30mila all’Olimpico, 20-25mila al San Paolo e 18mila allo Juventus Stadium, fermo restando che aprire gli stadi sarebbe una facoltà per le società, e che vanno considerate le condizioni di ciascuna città. Addirittura si ipotizza nei corridoi anche una data di possibile inizio: lunedì prossimo in occasione di Juve-Lazio all’Allianz Stadium, impianto che per la sua modernità e dotazione di strutture tecnologiche offrirebbe la migliore occasione a sperimentare questo nuovo corso. Chiaramente, il protocollo prevede tutte le precauzioni imposte dalla fase 3: distanziamento sociale, controlli della temperatura con termoscanner, strumenti di protezione passiva, posti assegnati e modalità rigide di ingresso e deflusso dagli stadi secondo canalizzazioni predeterminate, corsie fisse e senza incroci. La stessa Sandra Zampa, sottosegretaria al Ministero della Salute, aveva aperto questo possibile scenario in una intervista di un mese fa: "Bisogna che i tifosi sullo stadio assumano un impegno e che i club assumano un impegno serio nel controllo – aveva detto –. Non possiamo assistere agli abbracci in caso di gol di una squadra. In uno stadio entrerebbero molti ma molti meno tifosi rispetto alla capienza. Le persone devono stare nelle distanze che devono essere indicate da segnali come si farà nei teatri o nei cinema: esempio, un posto occupato, poi un metro e mezzo o due liberi, poi di nuovo occupato. A quel punto, entrando un po’ alla volta con misurazione della temperatura ed indossando la mascherina, si può accedere allo stadio". Fin qui la sottosegretaria: da un mese a questa parte i contagi si sono nettamente ridotti, e c’è da credere che questo convincimento si possa essere rafforzato in queste settimane.

In Europa gli stadi aperti non sarebbero una novità. La prima nazione a riaprire le porte (a parte la Bielorussia, dove il campionato di fatto non si è mai fermato) è stata l’Ungheria: alla finale della Coppa nazionale erano presenti diecimila spettatori a Bidapest.

Per dare concretezza a questa richiesta restano a oggi due grandi problemi. Il primo sono i tempi. Tra 20 giorni il campionato è finito. Bisognerebbe accelerare la procedura e bruciare le tappe, ma anche organizzare gli stadi e verificare che le società siano in grado di gestire una operazione così complessa. Tutti nel giro di qualche giorno.

Il secondo problema è il fantasma ancora oggi ben presente di Atalanta-Valencia e Liverpool-Atletico Madrid, considerate da più parti come gli eventi che hanno dato un contributo determinante alla propagazione del virus nella sua fase iniziale.

Altro tema sul tavolo dell’assemlea di Lega ieri erano le dirette tv di Sky che per la rimodulazione del calendario chiede uno sconto sul prezzo della prossima stagione. Di fronte alla causa legale destinata a durare almeno fino a dicembre, alcuni club, come Lazio e Napoli, spingevano per un ultimatum minacciando di staccare il segnale a Sky. Alla fine è passata una linea più soft. Le venti società all’unanimità hanno dato il mandato al prof. Romano Vaccarella, ex giudice della Corte costituzionale, più volte legale di Silvio Berlusconi e di Fininvest, di reiterare a Sky l’intimazione al pagamento della rata scaduta a maggio (131 milioni di euro). Si è deciso però di non sospendere l’esecuzione del contratto "a tutela e nel pieno rispetto dei propri tifosi, degli sponsor e di tutti gli stakeholders".