Leo Turrini

è stato un momento in cui, io credo, proprio tutti abbiamo simbolicamente percepito l’impatto del disastro chiamato Covid. È stato quando, all’alba del contagio, primavera 2020, ci siamo sentiti dire che l’Olimpiade di Tokyo non sarebbe andata in scena nel periodo previsto. Rinviata. Di un anno, nella migliore delle ipotesi. Ora, a nessuno sfuggono le contraddizioni figlie dei Giochi. L’eccesso di business. La piaga del doping. Le strumentalizzazioni dell’evento da parte dei regimi, da Hitler ai dittatori del presente. Eccetera eccetera.

Sia chiaro: è tutto vero, i difetti dell’Olimpiade non possono e non debbono essere taciuti. Ci mancherebbe. Eppure, sapere che il virus colpiva al cuore il mondo a cinque cerchi fu un dolore condiviso. Del resto, non per caso i Giochi, in oltre un secolo, erano saltati soltanto per colpa delle Guerre mondiali! In breve: te ne puoi anche infischiare, della caccia alla medaglia. Ma non puoi rimanere indifferente, se ti comunicano che l’appuntamento riservato alla meglio gioventù del pianeta è a rischio estinzione, come i panda.

Insomma, la lista, resa nota ieri dal Coni, di azzurre e azzurri già iscritti alla rassegna di Tokyo (in calendario, vaccini permettendo, dal 23 luglio all’8 agosto), beh, non è semplicemente un elenco di atleti speranzosi.

Segue all’interno