Più forte del Covid, della sveglia all’alba, del vento impetuoso nella baia di Tokyo, dell’apprensione per Bruno Rosetti e per tutto il team. Con rabbia e capacità d’improvvisazione il quattro senza azzurro ha portato a casa il primo podio del canottaggio in questi Giochi. Un bronzo arrivato nella maniera più impensabile dopo che al Villaggio era stata riscontrata la prima positività di un atleta azzurro. "Mi hanno tirato giù dal letto e mi hanno detto che dovevo sbrigarmi, c’era da remare in una finale alle dieci". La voce è quella di Marco Di Costanzo, capovoga del due senza catapultato improvvisamente...

Più forte del Covid, della sveglia all’alba, del vento impetuoso nella baia di Tokyo, dell’apprensione per Bruno Rosetti e per tutto il team. Con rabbia e capacità d’improvvisazione il quattro senza azzurro ha portato a casa il primo podio del canottaggio in questi Giochi. Un bronzo arrivato nella maniera più impensabile dopo che al Villaggio era stata riscontrata la prima positività di un atleta azzurro. "Mi hanno tirato giù dal letto e mi hanno detto che dovevo sbrigarmi, c’era da remare in una finale alle dieci".

La voce è quella di Marco Di Costanzo, capovoga del due senza catapultato improvvisamente in un equipaggio non suo. Perché? La notizia arrivata alle sei del mattino ha scosso tutta la spedizione dei canottieri: Bruno Rosetti, uno dei componenti del quattro senza ieri in finale e in lizza per l’oro, era risultato positivo al tampone di routine effettuato la sera prima. Tampone di controllo ai compagni allora, Castaldo, Lodo e Vicino, con la grande paura di non poter scendere in acqua. Appurata la loro negatività la spedizione ha raccolto dal letto Di Costanzo ed è partita alla volta della Sea Forest Waterway con poche speranze e parecchio ritardo, arrivando sul campo di regata soltanto un’ora prima dell’inizio. Premesse nefaste che un’Italia carica d’orgoglio e di rabbia ha cancellato chiudendo terza dietro Australia e Romania, con una rimonta poderosa dai 1.500 metri che si è portata dietro uno strascico di polemiche per l’esito finale viziato, secondo gli azzurri, da un’invasione di corsia britannica: "Poteva essere oro – tuona Matteo Castaldo appena uscito dall’acqua, imbufalito – ma la Gran Bretagna ci è venuta addosso. Negli ultimi 300 metri stavamo andando a vincere, eravamo secondi, un uomo solo dietro l’Australia. Gli inglesi però hanno invaso la nostra corsia e toccato il remo di Matteo Lodo" e così l’oro è sfumato.

"I nostri allenatori ci hanno insegnato a essere sempre pronti e ora eccomi qua, con una medaglia al collo – sono le parole di Marco Di Costanzo, l’eroe per caso di giornata –. Non abbiamo sbagliato nulla, alla fine eravamo la barca più veloce. C’è rammarico, certo, ma siamo felici: con tutto quello che è successo all’alba, il bronzo è una vittoria".

Una medaglia e tante lacrime nel percorso che portava al podio: "Sono successe tante cose in così poco tempo, tutta la tensione si è sciolta in quel momento" chiude Di Costanzo. Ha masticato amaro invece il quattro di coppia, l’imbarcazione che a fine aprile ha dovuto fare i conti con la tragica scomparsa di Filippo Mondelli, titolare dell’equipaggio portato via troppo presto da un osteosarcoma. Volevano dedicargli una medaglia Gentili, Rambaldi, Panizza e Venier, tra i favoriti della vigilia, e invece sono arrivati quinti per un’imbardata ai 750 metri. L’omologa imbarcazione al femminile non aveva aspettative ed è arrivata quarta mentre hanno fatto la voce davvero grossa Valentina Rodini e Federica Cesarini, che stanotte hanno gareggiato nella finale del doppio pesi leggeri dopo aver stabilito il record del mondo ieri in semifinale.

Alessandro Trebbi