Bologna, ore 15.15: l’arbitro Ayroldi chiude la gara con l’Inter
Bologna, ore 15.15: l’arbitro Ayroldi chiude la gara con l’Inter
di Mattia Todisco La battuta migliore la fa Umberto Marino. "Presidente, siamo ancora 0-0", dice rispondendo al telefono, presumibilmente a Percassi, a metà del primo tempo della partita fantasma tra Atalanta e Torino. I bergamaschi sono regolarmente al Gewiss Stadium, stanno aspettando che passino i canonici 45’ dopo i quali l’arbitro Giacomelli segnala ai dirigenti che la partita è finita, dato che l’avversario non c’è. È la stessa scena vissuta a Bologna poche ore prima, nel lunch match tra Bologna e Inter, con il corollario di una gara realmente disputata sul campo del Dall’Ara. Visto che il viaggio ormai era stato fatto, i nerazzurri hanno tenuto in caldo i...

di Mattia Todisco

La battuta migliore la fa Umberto Marino. "Presidente, siamo ancora 0-0", dice rispondendo al telefono, presumibilmente a Percassi, a metà del primo tempo della partita fantasma tra Atalanta e Torino. I bergamaschi sono regolarmente al Gewiss Stadium, stanno aspettando che passino i canonici 45’ dopo i quali l’arbitro Giacomelli segnala ai dirigenti che la partita è finita, dato che l’avversario non c’è. È la stessa scena vissuta a Bologna poche ore prima, nel lunch match tra Bologna e Inter, con il corollario di una gara realmente disputata sul campo del Dall’Ara. Visto che il viaggio ormai era stato fatto, i nerazzurri hanno tenuto in caldo i muscoli, si sono sfidati in una partitella in famiglia con tanto di contrasti (chiedere a Dimarco, colpito da Dumfries) e gol. A contesa terminata, con gli spalti riempiti solo dagli addetti ai lavori, doccia e antidoping. Infine il ritorno a casa. Come se fosse una comune giornata di campionato. Non lo è, ovviamente. Beppe Marotta, reduce dal secondo Consiglio di Lega in poche ore, prova a spiegare un copione da teatro dell’assurdo. "Siamo oggi in uno scenario di grande confusione e di difficile interpretazione – afferma a Sky -. Abbiamo davanti dei rinvii di partite, delle prese di posizione delle Asl delle singole province che decidono autonomamente, dipendendo dalle regioni e non dal Ministero. E quindi assistiamo a una cosa abbastanza anomala. Il fatto, ad esempio, che il Verona vada a giocare a La Spezia con 11 positivi mentre altre squadre sono state fermate con un numero inferiore di positività. Questo depone per una mancanza di chiarezza o di una linea guida che non c’è. Nel momento in cui viene data possibilità alle Asl autonomamente di decidere, evidentemente ci troviamo davanti a situazioni molto diverse da una provincia all’altra e quindi il campionato ne risente assolutamente". Come dice Marotta, il Verona gioca e vince anche. Batte lo Spezia a domicilio e si toglie così di torno una gara che altrimenti avrebbe probabilmente dovuto recuperare, portando pure a casa il bottino pieno. Una risposta, a suo modo, a chi spingeva per rinviare l’intero turno. Il nodo, alla fine, non è chi gioca o no ma l’impreparazione dei vertici governativi e sportivi di fronte alla nuova ondata di contagi. In tal senso, proprio l’ad interista non lesina sull’autocritica: "Devo dire che questa quarta ondata ci ha preso un po’ tutti in contropiede. Certamente – afferma - il fatto di rinviare questi turni avrebbe consentito forse una gestione migliore, più fluida, però c’è poi la compressione di un calendario che tra campionato, Champions League e impegni delle Nazionali, ci vede costretti a dover svolgere tutte le partite entro maggio. Di conseguenza è normale che non ci fosse più tempo per inserire altre giornate di recupero". In più, deve aver pensato Paolo Zanetti (tecnico del Venezia) si rischia di perdere una giornata di allenamento. Per ovviare l’allenatore fa svolgere la seduta ai suoi sul prato dell’Arechi, mentre le casse dell’impianto mandano regolarmente la classica musica a tutto volume del pre-partita. Regolarmente al loro posto anche telecronisti e bordocampisti dei broadcaster, per 45’ impegnati a far passare il tempo, cercando spunti tra mercato e quel poco di cronaca da dover seguire. Poi le partite finiscono. Senza triplice fischio. Palla al giudice sportivo.