Leo Turrini

Junior Messias, ultimo idolo della Milano rossonera, l’autore del gol che in Champions ha affondato l’Atletico Madrid rianimando le speranze europee del Diavolo, ha trent’anni. Ancora nel 2019 giocava nel Gozzano e al massimo poteva immaginarsi protagonista di sfide in stile scapoli-ammogliati, o quasi.

Una storia così rimanda alle suggestioni romanzesche del cinema e della letteratura. Banalmente, torna in mente Rocky Balboa, il pugile ignoto che sul ring di celluloide ribalta ogni profezia.

Forse dovremmo chiederci, noi giornalisti per primi!, quanti Messias ci siano in circolazione. Talenti sfuggiti ai radar degli osservatori, magari perché anche le scelte a livello di reclutamento giovanile sono condizionate da logiche mercantili.

E invece, nello sport tutto e non solo nel pallone, non di rado le emozioni arrivano da chi non te le saresti mai aspettate. Per dire, prima di essere individuato da Enzo Ferrari un certo Gilles Villeneuve aveva in praticato guidato soprattutto motoslitte. E nemmeno era di primo pelo: tanto che il pilota canadese, per evitare di sembrare troppo vecchio, si toglieva due anni nelle interviste. E Renato Villa, il Mitico, uno dei difensori più forti nelle cronache del Bologna, debuttò in serie A da trentenne.

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