E poi viene quel momento lì. Il momento in cui capisci, nello sport come nella vita, che qualcuno è semplicemente più bravo di te. Allora, hai due alternative. O accetti la realtà, adattandoti con intelligenza. O ti mangi il fegato rifiutando l’evidenza, condannandoti alla mediocrità degli invidiosi. Per loro e nostra fortuna, Simona Quadarella e Irma Testa appartengono alla prima categoria. Non hanno vinto l’oro olimpico, d’accordo. Eppure, hanno reso testimonianza di una consapevolezza che le aiuterà a diventare migliori. Hanno perso contro...

E poi viene quel momento lì. Il momento in cui capisci, nello sport come nella vita, che qualcuno è semplicemente più bravo di te. Allora, hai due alternative. O accetti la realtà, adattandoti con intelligenza. O ti mangi il fegato rifiutando l’evidenza, condannandoti alla mediocrità degli invidiosi.

Per loro e nostra fortuna, Simona Quadarella e Irma Testa appartengono alla prima categoria. Non hanno vinto l’oro olimpico, d’accordo. Eppure, hanno reso testimonianza di una consapevolezza che le aiuterà a diventare migliori.

Hanno perso contro avversarie più forti.

In vasca. Simona Quadarella era uscita dalla piscina dei 1.500 stile libero ustionata nell’anima. Aveva nuotato male, smarrendosi tra le onde di un disagio interiore figlio di una salute precaria.

"Era stata davvero una brutta botta – ha raccontato dopo il terzo posto negli 800 – Mi sono detta: Simo, qui c’è un modo solo di tornare a casa con il sorriso sulle labbra. O prendi la medaglia o prendi la medaglia! Zero vie di mezzo..."

La determinazione della romana e tifosa romanista ha contribuito a placare il mare della inquietudine. Nonostante una partenza non felicissima, l’azzurra ha recuperato virata dopo virata. Fin quando si è trovata davanti due scogli. Insormontabili.

"Io tra loro...". Katie Ledecky, americana, domina in vasca le prove più lunghe ormai da quasi dieci anni. Negli States è un idolo assoluto. È un po’ calata sulle distanze più brevi, infatti qui è stata battuta nei 200 e nei 400 dalla australiana Titmus. Guarda caso, seconda ieri.

"Quando mi sono ritrovata sul podio con queste due fenomene – ha spiegato Simona – per un attimo confesso di essermi sentita fuori posto! Io con loro, con l’americana e con l’australiana, mi pareva quasi incredibile..."

Sul ring. Dalla piscina sono scappato alla Kokugikan Arena, il tempio giapponese del sumo, sport nazionale in Giappone, praticato da giganti con enormi deretani.

Qui Irma Testa, dolcissima eroina della boxe, è incappata, anche lei, in una rivale più forte. La già campionessa del mondo Petecio, una saettante filippina. L’italiana ha vinto il primo round, ma poi...

"Poi lei ha dimostrato di averne di più – ha raccontato Irma –. Dopo tre minuti era in svantaggio, ma mi ha strizzato l’occhio come a dirmi: adesso ti faccio vedere io. E purtroppo ha avuto ragione...".

Sconfitta ai punti, la giovane donna di Torre Annunziata ha comunque arricchito il medagliere azzurro, la boxe assegna due bronzi a chi perde in semifinale. È curioso che l’impresa di Irma, senza precedenti nella storia del nostro Paese, sia maturata in coincidenza con l’incapacità del nostro pugilato di qualificare almeno un maschio per questi Giochi.

The times they are a-changin’, Bob Dylan. I tempi stanno cambiando, davvero.

Leo Turrini