Mathieu Van der Poel stremato a terra dopo la vittoria di ieri a Castelfidardo
Mathieu Van der Poel stremato a terra dopo la vittoria di ieri a Castelfidardo
di Angelo Costa C’è uno sloveno che ride: alla Tirreno-Adriatico, sui muri marchigiani, Tadej Pogacar fa un numero dei suoi, lascia per strada il rivale Van Aert blindando la classifica e per poco non riprende lo sfinito Mathieu Van der Poel, partito a 50 chilometri dall’arrivo, dando l’impressione di un gesto di cavalleria. E c’è uno sloveno che piange: alla Parigi-Nizza, nella tappa finale ridisegnata nell’entroterra della Costa Azzurra per via del Covid, Primoz Roglic ci rimette la corsa perché viene attaccato dai rivali quando cade, un gesto di ripicca...

di Angelo Costa

C’è uno sloveno che ride: alla Tirreno-Adriatico, sui muri marchigiani, Tadej Pogacar fa un numero dei suoi, lascia per strada il rivale Van Aert blindando la classifica e per poco non riprende lo sfinito Mathieu Van der Poel, partito a 50 chilometri dall’arrivo, dando l’impressione di un gesto di cavalleria.

E c’è uno sloveno che piange: alla Parigi-Nizza, nella tappa finale ridisegnata nell’entroterra della Costa Azzurra per via del Covid, Primoz Roglic ci rimette la corsa perché viene attaccato dai rivali quando cade, un gesto di ripicca verso chi il giorno prima non si era dimostrato cavaliere, soffiando la vittoria negli ultimi metri a un fuggitivo fuori classifica.

Pioggia, vento forte, freddo: più che la Tirreno-Adriatico, la tappa dei muri marchigiani sembra una classica del Nord. A dare i brividi sono i soliti noti, primattori di un ciclismo spettacolare perché si corre ogni giorno con la baionetta. E’ un’altra giornatona da urlo: tutte le cinque tappe fin qui portano firme illustri. Quella di Van der Poel è la seconda, annunciata sabato quando, salendo a Prati di Tivo, si è fatto subito da parte per non consumare energie. In testa aveva già l’idea di fare ciò che fa ieri: a tre quarti di una tappa velocissima, saluta la nobile compagnia e tira dritto. Ha così fretta da non trovare il tempo di mangiare la barretta che tiene incartata fra i denti quando scatta: errore che rischia di costargli la corsa nel finale, dove si ritrova senza forze. Si salva perché, dei tre minuti guadagnati, riesce a mantenere qualche spicciolo.

"Mi sentivo vuoto, non capivo nemmeno cosa mi dicessero dall’ammiraglia", conferma Vdp, non nuovo a calcolare male le energie: due anni fa, nello Yorkshire, ha buttato via un mondiale che sembrava vinto. Nel concedere il bis sui muri, dà l’idea di fare la prova generale per Sanremo: sabato prossimo è quello che più di tutti va tenuto d’occhio. Da una tappa così, emerge gigantesco Pogacar: il suo finale è un crescendo rossiniano che rischia di valergli doppio. Si accontenta di chiudere qui il capitolo classifica, perché domani nella crono Van Aert, per quanto mai domo, difficilmente gli porterà via la dote guadagnata in un weekend, mentre gli altri sono tutti dispersi lontanissimo (applausi a Fabbro, migliore dei nostri in tutti i sensi): ci sta che questa Tirreno di fenomeni si consegni al più forte in circolazione.

Classifica: 1) Tadej Pogacar (Slo, Uae), 2) Van Aert (Bel) a 1’15’’, 3) Landa (Spa) a 3’, 4) Bernal (Col) a 3’30’’, 5) Fabbro a 3’54’’, 9) Nibali a 5’54’’.

Niente festa slovena, invece, alla Parigi-Nizza: la tappa finale ribalta Roglic, che all’ultimo ci ha già rimesso un Tour. Stavolta c’è di mezzo una caduta, la seconda di una giornata storta. Morale: tappa a Cort Nielsen, corsa a Schachmann come un anno fa e Roglic a secco.