di Angelo Costa Parigi l’attende stasera sui Campi Elisi, ma Taddeo Pogacar inizia già a far passerella: nella seconda crono va a spasso fra i vigneti della Gironda, per quanto andare a 50 orari non sia una passeggiata, senza tirarsi il collo e dissetandosi. Manca solo che si metta in posa per i selfie e firmi autografi, tanto il secondo Tour l’ha in tasca dalla prima settimana: dopo l’ha soltanto decorato con un paio di vittorie sui Pirenei. Non male per il bimbo sloveno che a 22 anni è già riuscito a fare meglio dei grandissimi che l’hanno...

di Angelo Costa

Parigi l’attende stasera sui Campi Elisi, ma Taddeo Pogacar inizia già a far passerella: nella seconda crono va a spasso fra i vigneti della Gironda, per quanto andare a 50 orari non sia una passeggiata, senza tirarsi il collo e dissetandosi. Manca solo che si metta in posa per i selfie e firmi autografi, tanto il secondo Tour l’ha in tasca dalla prima settimana: dopo l’ha soltanto decorato con un paio di vittorie sui Pirenei. Non male per il bimbo sloveno che a 22 anni è già riuscito a fare meglio dei grandissimi che l’hanno preceduto e molto altro promette di fare.

Mentre il fenomeno in giallo comincia a godersi la festa, un altro fenomeno concede il bis: all’impresa sul Ventoux, Wout Van Aert aggiunge un altro pezzo del suo repertorio, dimostrandosi campione totale. E’ un’esibizione di leggerezza e prepotenza, come spiega la mostruosa andatura (51,5 orari) con cui tramortisce la concorrenza. E’ anche un segnale in vista di Tokyo, dove il belga volerà adesso: lì è in pole position sia nella prova su strada che nella crono.

Dietro Van Aert, la ricca scuola danese ne piazza due, il collaudato Asgreen e l’impertinente bimbo Vingegaard, che chiude sul podio il primo Tour: ne sentiremo parlare ancora, non da aiutante ma da prima punta. Nei primi dieci c’è anche un po’ d’Italia, perché Mattia Cattaneo conferma le sue doti contro il tempo finendo sesto: non gli basta per trovar posto nella top ten, obiettivo alla sua portata se in salita avesse avuto un minimo di tenuta in più. Chi ha tenuto fino in fondo è invece Cavendish, che oggi sui Campi Elisi, dove ha già vinto quattro volte, si gioca la chance di superare il record di tappe di Merckx e rendere memorabile un grande Tour.

In una giornata che fila via senza grandi sorprese, l’unica novità arriva sul fronte delle frodi tecnologiche: stavolta ad avanzare sospetti non sono insinuazioni giornalistiche, ma i corridori in prima persona. Tre di loro, secondo la stampa svizzera, hanno denunciato di aver sentito strani rumori nelle ruote di quattro team, tra l’altro i più vincenti al Tour: l’idea è quella di un congegno nel mozzo che rilasci energia accumulata come il kers nella F1. In più, hanno parlato di bevande che alcuni corridori ricevono nel finale di tappa, altro aspetto sul quale le autorità vogliono vederci chiaro.

Ordine d’arrivo ventesima tappa Libourne-Saint Emilion (crono): 1) Van Aert (Bel, Jumbo) km 30,8 in 35’53’’ (media 51,5), 2) Asgreen (Dan) a 21’’, 3) Vingegaard (Dan) a 32’’, 4) Kung (Svi) a 38’’, 6) Cattaneo a 49’’, 8) Pogacar (Slo) a 58’’, 23) Carapaz (Ecu) a 2’09’’.

Classifica: Pogacar (Slo, Uae) in 80h 16’59’’, 2) Vingegaard (Dan) a 5’20’’, 3) Carapaz (Ecu) a 7’03’’, 4) O’ Connor (Aus) a 10’02’’, 5) Kelderman (Ola) a 10’13’’, 12) Cattaneo a 23’28’’.