Il podio della Tirreno-Adriatico: da sinistra Van Aert (2°), Pogacar (1°) e Landa (3°)
Il podio della Tirreno-Adriatico: da sinistra Van Aert (2°), Pogacar (1°) e Landa (3°)
di Angelo Costa Messaggio dalla nuova generazione: non si corre mai al risparmio, si corre sempre per vincere. A darne l’ulteriore dimostrazione è Wout Van Aert, che chiude la Tirreno-Adriatico esattamente come l’aveva aperta: suonando tutti. Dopo la volatona inaugurale, il belga replica nella crono finale a San Benedetto del Tronto, dove fa meglio dei grandi specialisti, a cominciare dal migliore al mondo: con le gambe meno brillanti del solito, Pippo Ganna chiude al terzo posto quella che, in caso di vittoria, sarebbe stata la sua...

di Angelo Costa

Messaggio dalla nuova generazione: non si corre mai al risparmio, si corre sempre per vincere. A darne l’ulteriore dimostrazione è Wout Van Aert, che chiude la Tirreno-Adriatico esattamente come l’aveva aperta: suonando tutti. Dopo la volatona inaugurale, il belga replica nella crono finale a San Benedetto del Tronto, dove fa meglio dei grandi specialisti, a cominciare dal migliore al mondo: con le gambe meno brillanti del solito, Pippo Ganna chiude al terzo posto quella che, in caso di vittoria, sarebbe stata la sua nona sinfonia consecutiva contro il tempo.

Così questa memorabile edizione della corsa finisce senza gloria per l’Italia: in sette giorni solo vittorie straniere. E che vittorie: due a testa per Van Aert e Van der Poel, una per Alaphilippe e una anche per Pogacar, quella nel tappone servita prima a indossar la maglia di leader e infine a entrar nell’albo d’oro. Anche lui è fra quelli che l’ultimo giorno non fa calcoli, finendo quarto: può permetterselo perché adesso per qualche giorno staccherà la spina, senza preoccuparsi della Sanremo come i rivali.

A proposito di Sanremo: anche Van Aert è prontissimo. Rispetto ad Alaphilippe, che negli ultimi giorni ha pensato solo a risparmiare energie, e a Van der Poel, che ha fatto le prove generali domenica con la maxi fuga sui muri di Castelfidardo, il belga ci penserà da oggi. Prima si prende la soddisfazione di battere il campione europeo Kung e quello iridato Ganna sul loro terreno, che poi è anche il suo, in quanto vice campione del mondo della crono: sugli undici chilometri di andirivieni sul lungomare lascia il primo a 6 secondi e il nostro a 11, con Pogacar che si ferma a 12, sfruttando il nuovo assetto in bici studiato in galleria del vento.

"Prova breve ma difficile, sono contento di aver battuto alcuni dei cronomen più forti. Era la prima volta che puntavo alla classifica in una corsa a tappe, mi ha battuto solo il vincitore del Tour. Ora le classiche", dice il belga e già assomiglia a una minaccia. Non è la solita minaccia Pippo Ganna: "Ho capito subito che le gambe non giravano al massimo. Le gare sono così, c’è rammarico, ma non sono triste", ammette il missile iridato con la stessa serenità che ha quando vince. E’ pur sempre sul podio, così come fa una grande crono Bettiol (sesto a 18’’), che proprio fra i due mari un paio di anni fa prese la spinta per andare a vincere il Fiandre. Vale anche per Matteo Fabbro, quinto e migliore dei nostri in una classifica dove, per quanto anonimo, Nibali chiude comunque fra i primi dieci.

Classifica finale: 1) Tadej Pogacar (Slo, Uae), 2) Van Aert (Bel) a 1’03’’, 3) Landa (Spa) a 3’57’’, 4) Bernal (Col) a 4’13’’, 5) Fabbro a 4’37’’, 9) Nibali a 6’30’’.