Tadaj Pogacar, sloveno di 22 anni, ha vinto l’ultimo Tour e domina quello in corso
Tadaj Pogacar, sloveno di 22 anni, ha vinto l’ultimo Tour e domina quello in corso
di Angelo Costa Non si corre più per il Tour, ma per la leggenda. A scriverla è un ragazzo sloveno di ventidue anni, Tadej Pogacar, che sceglie un pomeriggio piovoso sulle Alpi per passare direttamente dalla cronaca alla storia. La sua impresa evoca grandi nomi, da Merckx a Pantani, ma scomodare paragoni è un gioco ozioso, ognuno è bello a modo suo: lui è semplicemente Taddeo, fenomeno nato per la bici e per dare spettacolo, perché corre senza far calcoli e il risultato è sempre lo stesso, domina. E’ il suo cliché e lo rispetta anche al primo esame di montagna,...

di Angelo Costa

Non si corre più per il Tour, ma per la leggenda. A scriverla è un ragazzo sloveno di ventidue anni, Tadej Pogacar, che sceglie un pomeriggio piovoso sulle Alpi per passare direttamente dalla cronaca alla storia. La sua impresa evoca grandi nomi, da Merckx a Pantani, ma scomodare paragoni è un gioco ozioso, ognuno è bello a modo suo: lui è semplicemente Taddeo, fenomeno nato per la bici e per dare spettacolo, perché corre senza far calcoli e il risultato è sempre lo stesso, domina. E’ il suo cliché e lo rispetta anche al primo esame di montagna, dove con la sua stoffa di campione e un’invidiabile serenità chiude ogni discorso di classifica.

Otto tappe ed è già il Tour di Pogacar, stavolta con uno schema diverso: un anno fa ribaltò la corsa l’ultimo giorno, questa la sbrana in una settimana. Così potrà godersi un po’ quella maglia gialla indossata solo una volta, mentre il mondo si gode lo show di un giovane Cannibale che negli ultimi 33 chilometri, con due salite cattive davanti, disintegra con disarmante facilità la corsa, seminando chi è con lui e riprendendo tutti quelli che ha davanti. O quasi: risparmia soltanto Dylan Teuns, belga di 29 anni già vincitore di un tappone, soltanto perché nella discesa bagnata verso il traguardo non val la pena rischiare di sciupar tutto per prendere anche la tappa. Classe e testa, i campionissimi sono questi.

Già bella di suo, ancora segnata fin dal via dall’alta velocità che fa calare definitivamente i titoli di coda sul Tour di Roglic e Thomas, la tappa si trasforma in sinfonia quando Pogacar, dopo aver chiesto al bravo Formolo di aumentare il passo in salita, entra in azione di persona: al primo allungo resiste solo Carapaz, al secondo non ce n’è per nessuno, né dietro, nè davanti, dove quelli in fuga hanno più di sette minuti di dote. Pensare che lo sloveno possa riprenderli sembra follia solo a chi non lo conosce: non corre da leader ma da padrone, un gigante in mezzo ai nani, e non sbaglia il connazionale Mohoric a definirlo "il mio amico fuori dalla gara". Oggi altra tappa alpina, con cinque colli: a Taddeo ("il vero rivale di Pogacar è Pogacar", dice lui) decidere se farla con gli altri o per conto suo.

Ordine d’arrivo ottava tappa Oyonnax-Le Grand Bornand: 1) Teuns (Bel, Bahrain) km 151 in 3h 54’51’’ (media 38,554), 2) Ion Izaguirre (Spa) a 44’’, 3) Woods (Can) a 47’’, 4) Pogacar (Slo) a 49’’, 9) Cattaneo a 4’07’’, 13) Carapaz (Ecu) st, 21) Van Aert (Bel) a 5’45’’, 37) Alaphilippe (Fra) a 18’55’’, 41) Nibali a 21’47’’, 44) Van der Poel (Ola) st, 174) Thomas (Gbr) a 35’01’’, 175) Roglic (Slo) st.

Classifica: 1) Pogacar (Slo, Uae) in 29h 38’25’’, 2) Van Aert (Bel) a 1’48’’, 3) Lutsenko (Kaz) a 4’38’’, 4) Uran (Col) a 4’46’’, 5) Vingegaard (Ola) a 5’, 6) Carapaz (Ecu) a 5’01’’, 19) Cattaneo a 12’39’’, 23) Van der Poel (Ola) a 17’20’’, 26) Nibali a 21’32’’.