Antonio Conte, 51 anni, tecnico dell’Inter con il team manager Gabriele Oriali (68)
Antonio Conte, 51 anni, tecnico dell’Inter con il team manager Gabriele Oriali (68)
di Mattia Todisco Quattro mosse per arrivare al traguardo. Per inseguire un altro numero quattro, quello degli scudetti vinti, dopo i tre già in bacheca con la Juventus a cui va aggiunta una Premier conquistata in Inghilterra al Chelsea. L’Inter di Antonio Conte non è una creatura nata pronta. È il risultato di un percorso, termine a cui il tecnico ha fatto spesso ricorso nell’ultimo anno e mezzo. L’allenatore ha dovuto cambiare strada davanti ad alcune risposte, finché non ha trovato...

di Mattia Todisco

Quattro mosse per arrivare al traguardo. Per inseguire un altro numero quattro, quello degli scudetti vinti, dopo i tre già in bacheca con la Juventus a cui va aggiunta una Premier conquistata in Inghilterra al Chelsea. L’Inter di Antonio Conte non è una creatura nata pronta. È il risultato di un percorso, termine a cui il tecnico ha fatto spesso ricorso nell’ultimo anno e mezzo. L’allenatore ha dovuto cambiare strada davanti ad alcune risposte, finché non ha trovato l’indirizzo giusto. L’avvio di stagione è stato complicato. Mancava equilibrio, ogni contropiede avversario era un rischio davanti al quale più che alla tattica si faceva ricorso alla preghiera. La prima mossa di Conte è stata quella di costruire un’idea di gioco più incline alle caratteristiche dei difensori titolari, Skriniar-De Vrij-Bastoni, fisicamente dominanti e con ottime doti in costruzione, ma non certo dei velocisti. Pressione alta? Quando serve, se si trova davanti l’arrembante Atalanta ci si arrocca e si riparte. L’Inter è così diventata la seconda difesa del campionato: 25 gol subiti contro i 21 della Juventus, ma solo due nelle ultime nove uscite in Serie A.

Secondo assunto: in difesa, come detto, non si cambiano mai interpreti e anche negli altri reparti il turnover è ridotto al minimo. Stessa formazione tra Lazio e Milan, un solo cambio per il Genoa (era squalificato Hakimi), due per il Parma e altri due per l’Atalanta. In pratica, nove undicesimi sono rimasti fissi. Così la squadra si conosce, si rafforza, magari si stanca (e con i bergamaschi si è visto) ma alla lunga crea cemento contro cui è difficile non andare a sbattere. Di questa impalcatura fa parte a pieno titolo Eriksen. Conte lo ha tolto dai titolari per l’ultima sfida, inserendo Vidal. Mossa che non ha funzionato, nonostante il risultato. Al contrario, il danese quando è entrato ha garantito maggior copertura e molte meno palle perse. Si è visto più volte in mezzo all’area a spazzare e ha prodotto un paio di recuperi importanti. È un giocatore recuperato per necessità, visto che a gennaio non è arrivato nessuno. Un anno fa sarebbe stato motivo di attrito, in questo (quarta e ultima tra le scelte felici) Conte sembra deciso a concentrarsi sul campo e far sì che tutti viaggino dalla stessa parte. Per questo, zero polemiche nelle dichiarazioni. "Non sono cose che possiamo influenzare", è l’opinione espressa riguardo ai guai societari Si va decisi in una direzione. Nella speranza che Suning faccia la propria parte.