15 mar 2022

Più umiltà, meno protagonismo

giuseppe tassi
Sport

Giuseppe Tassi

Nessuno è infallibile, tranne Dio. Tanto meno gli arbitri di A. Qualcuno ha pensato che uno strumento tecnologico come il Var, con il suo corredo di telecamere, rendesse inattaccabile il giudizio e perfetti gli arbitraggi.

Il risultato è che nelle aree di rigore i falli di mano (anche invisibili) si sono moltiplicati; e i contatti, anche i più flebili, sono stati puniti con una caterva di rigori. A quel punto le gerarchie dei fischietti hanno costruito un nuovo protocollo Var, per restituire più credibilità e discrezionalità all’arbitro di campo. Tocca a lui, come è giusto che sia, valutare l’intensità dei contatti in area di rigore. Un modo per combattere le polemiche selvagge e rimettere il direttore di gara sul suo piedistallo di primo ufficiale di gara. Ma ora siamo piombati nell’eccesso opposto, con il Var che evita di richiamare l ‘arbitro anche quando l’errore è chiaro ed evidente. È successo con il fallo di Ranocchia su Belotti, al centro delle ultime polemiche. L’arbitro Guida ha sbagliato la valutazione e Massa, dal Var non lo ha richiamato per aiutarlo a correggerla.

Difficile uscire da questo caos normativo perché il calcio è materia opinabile come poche altre. E la discrezionalità non è mai la stessa per ogni fischietto. Inutile abolire il Var, come strilla qualcuno. Meglio utilizzarlo poco e magari a chiamata, come succede nel volley per gli episodi dubbi.

E gli arbitri, dentro il campo e davanti alle telecamere, imparino che l’umiltà e la collaborazione producono più frutto del protagonismo ad ogni costo.

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