Leo Turrini

Questa Inter di Inzaghi è più forte anche della nostalgia. Spazza via il ricordo di Mourinho, eroe del Triplete in caduta libera e forse non da oggi. Ma le suggestioni della memoria sono sovrastate dalla prestazione offerta dalla Beneamata. Al quarto successo consecutivo in campionato, con la porta di Handanovic ancora inviolata e concedendosi il lusso di tenere in panchina Lautaro, turista all’Olimpico in attesa della sfida al Bernabeu: per dirla tutta, ieri sera l’Inter sembrava allenarsi, giocava magnificamente con la testa già proiettata sul Real, sul match che vale il primo posto nel girone di Champions.

In tutto questo, c’è molto di Inzaghi. Ha preso un gruppo reso vincente dal grande Conte e lo ha reso migliore, nonostante le perdite di Lukaku, Hakimi ed Eriksen. A fine agosto pochi, a parte Marotta, ci avrebbero scommesso. E invece chi vorrà prendersi lo scudetto dovrà fare i conti con i nerazzurri.

Chiudo con Mou. Per il bene che gli voglio, al netto di infortuni e squalifiche, mette tristezza il suo presente. Ha perso quasi il 50% delle partite disputate in serie A con la Roma. Non è questa la dimensione del personaggio. E di nuovo mi torna in mente il marziano di Flaiano: sbarcato nella Città Eterna l’alieno fu accolto con entusiasmo, ma dopo non molto tempo lo prendevano a pernacchie dal Colosseo al Vaticano. Magari Mourinho dovrebbe andarsele a leggere, le pagine di Flaiano.