Marco Melandri, 39 anni, ha corso nel motomondiale e in Superbike
Marco Melandri, 39 anni, ha corso nel motomondiale e in Superbike
di Riccardo Galli "Un pilota quando chiude la visiera... la chiude e basta. Lascia il mondo fuori e spinge. Al massimo. Sempre. Se poi quel pilota è giovane, giovanissimo, non ha paura. Non pensa alla paura...". Marco Melandri, campione del mondo nella classe 250 (2002), uomo record della Superbike, oggi voce di Dazn per la MotoGp, accende i riflettori sul tema della sicurezza. Sicurezza che sulle piste del Mondiale (e non solo) sta scricchiolando forte, troppo forte. Una tragica serie di incidenti mortali e la follia di Öncü (in...

di Riccardo Galli

"Un pilota quando chiude la visiera... la chiude e basta. Lascia il mondo fuori e spinge. Al massimo. Sempre. Se poi quel pilota è giovane, giovanissimo, non ha paura. Non pensa alla paura...".

Marco Melandri, campione del mondo nella classe 250 (2002), uomo record della Superbike, oggi voce di Dazn per la MotoGp, accende i riflettori sul tema della sicurezza. Sicurezza che sulle piste del Mondiale (e non solo) sta scricchiolando forte, troppo forte. Una tragica serie di incidenti mortali e la follia di Öncü (in Moto3) domenica scorsa ad Austin evidenziano una situazione al limite. E quindi da correggere.

Melandri, questi ragazzini della Moto3 sono così incorreggibili e spericolati?

"L’ho detto prima. Un pilota quando è giovane non ha paura e quando sale in moto e apre il gas pensa solo a correre veloce. Il problema, insomma, non è la testa del ragazzino...".

E allora perché si è iniziato a rischiare tanto?

"A mio avviso sono due le cause di un crollo così evidente della sicurezza in pista".

La prima?

"Il fatto che nelle categorie più piccole le moto sono tutte uguali, hanno la stessa cilindrata e vanno più piano. E’ qui che è nato l’effetto scia e che sia diventato una sorta di tattica per guadagnare velocità, puntare l’avversario...".

E l’effetto scia...

"E’ pericoloso. Crea pericolo. Chi sta dietro guadagna velocità poi esce per tentare il sorpasso. Visto cosa succede in rettilineo? Le moto si incrociano di continuo e basta un niente per il patatrac".

Ma non è solo questo il problema, giusto?

"Assolutamente".

Quindi?

"Ormai c’è troppo cemento oltre il cordolo che delimita la pista. Prima c’era l’erba...".

Scusi, e non era più rischioso?

"Ma no. Per niente".

E perché?

"Perchè adesso un pilota si sente sicuro anche quando arriva oltre il cordolo e esce un po’ fuori. C’è il cemento appunto e quindi sai che non cadi, sai che ci puoi passare anche al massimo. Al più ti becchi una piccola penalità, ma la tua gara continua".

In effetti i ragazzini volano a filo cordolo...

"Appunto. Sanno che non ’perdono’ la moto questo li fa spingere fortissimo anche in situazioni estreme e il rischio è terribile. Senza dimenticare che più si è messo cemento lungo una curva, più ci si avvicina alle barriere di protezione. E la via di fuga è meno lunga".

Eppure i circuiti fanno a gara per evidenziare i loro parametri di sicurezza...

"Gli ultimi nati invece li considero molto pericolosi. Un esempio: guardiamo l’Austria, le curve 1 e 3 espongono i piloti a grandi rischi. Se cadi lì al 90 per cento rimani sull’asfalto, e...".

Tutta colpa di chi o di che cosa?

"Del layout di questi tracciati. Nati e perfetti per le gare di automobilismo, ma complicati e rischiosi per le moto".