Italo Cucci

Gli juventini non erano mai stati cosí Allegri dai tempi di Sarri. E hanno vinto. È la politica del doppio binario. Immaginavo Agnelli, Nedved e Paratici traviati dalla solita smania guardiolesca, decisi a rispondere ai critici sadici - questi felici di sfruculiare in casa dei Vincitori proponendogli il Bel Giuoco virtuale - e ai masochisti di famiglia, quei tifosi con la puzza al naso infastiditi da quegli otto scudetti “normali” conquistati, secondo l’aria che tira, in termini politicamente scorretti, ovvero approfittando della pochezza avversaria. E invece: é solo una Coppa - si saranno detti, puntando alla nona - vinciamola e via, come sappiamo fare, il campionato è un’altra cosa.

La Nona di Pirlo è dunque “plagiata ” da Allegri, il tecnico tutta prassi, quel che conta è vincere, ma avete visto l’ingrugnato Maestro che sorrisi esibiva dopo la Vittoria? "Abbiamo giocato male? L’importante è vincere? Ho fatto arrabbiare il mio amico Gattuso? Mi dispiace per lui, io son contento". Cosí ilare, Andrea, pareva Gigi Proietti in versione Petrolini. E adesso cosa farà, tornerà indietro al titic-titoc (il tikitaka della mutua) esibito contro la Viola o alle mosse riflessive paralizzanti studiate per affrontare l’Inter?

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