Italo Cucci

Andrea Pirlo, si sa, non è eloquente, è anzi laconico. Se non ne conoscessi le virtù umane direi sbrigativamente che non ha niente da dire. E invece si è fatto carico anche delle nostre preoccupazioni di narratori (cosa diremo di qui a maggio con l’Inter che va a cento all’ora verso il tricolore?) fornendoci una soluzione: "Noi dobbiamo vincere tutte le partite e sperare che l’Inter perda punti, poi ci vediamo alla penultima... ". Faccia a faccia, 16 maggio, Allianz Stadium, ore 20.45, Juve-Inter. Non se la prenda Pioli. Anzi: mentre i vecchi rivali continuano un duello infinito fatto di innocenti palloni e velenosi pensieri lui e il suo Milan possono tramare nell’ombra, ammesso che l’Ibra sanremese lo consenta.

Capisco Pirlo e il suo desiderio di una rivincita con l’Inter. Oggi è naturalmente juventino, Andrea: l’omonimo gli ha affidato il tesoro di famiglia come se ne facesse parte, tant’è che dopo il flop col Porto non avete sentito dire "confermata la fiducia al tecnico", classica minaccia di rimozione forzata. "Agnelli non mi ha rassicurato di niente, ero tranquillo già", ha detto Pirlo. Rassicurante è stato Ronaldo con quei tre gol che l’hanno dichiarato non solo vivo, forse eterno, alla faccia dei detrattori. Segue all’interno