La Juve c’è ancora eccome, alla tavola dello scudetto. Anche a pancia piena per la supercoppa, ha ancora fame. E la brutta notizia per chi pensava che dopo la batosta di San Siro la Signora fosse fuori dai giochi è anche un’altra: il ricambio sta cominciando a dare i suoi frutti, in casa bianconera. Perché è vero che il Cuadrado ritrovato si conferma un ago della bilancia fondamentale nel gioco e nel modulo mimetico di Pirlo, ma a mangiarsi il Bologna a pranzo sono due nuovi arrivati, il motorino McKennie e il metronomo Arthur. Considerando che in classifica manca ancora il recupero col...

La Juve c’è ancora eccome, alla tavola dello scudetto. Anche a pancia piena per la supercoppa, ha ancora fame. E la brutta notizia per chi pensava che dopo la batosta di San Siro la Signora fosse fuori dai giochi è anche un’altra: il ricambio sta cominciando a dare i suoi frutti, in casa bianconera. Perché è vero che il Cuadrado ritrovato si conferma un ago della bilancia fondamentale nel gioco e nel modulo mimetico di Pirlo, ma a mangiarsi il Bologna a pranzo sono due nuovi arrivati, il motorino McKennie e il metronomo Arthur. Considerando che in classifica manca ancora il recupero col Napoli, i punti virtuali dalla vetta non sono poi così tanti....

Il Bologna che rimane al tredicesimo posto forse non era il banco di prova più scomodo, ma in realtà il gruppo di Mihajlovic è stato tutto tranne che un agnello sacrificale. E’ che per un tempo il duello tra i maestri delle punizioni, anche sul piano tattico, l’ha vinto il bianconero, che forse aveva davvero capito meglio di tutti la lezione di Sinisa a Coverciano, qualche mese fa: con un 4-4-2 sulla carta che in realtà portava spesso Cuadrado a salire dalla difesa e Kulusevski, preferito a Morata, ad abbassarsi, la Signora ha avuto per un tempo il controllo totale del centrocampo. Il gol dopo un quarto d’ora di Arthur, il primo in bianconero, deve molto in realtà alla deviazione involontaria di Schouten che spiazza Skorupski. Ma al di là di due mezzi rigori non concessi neanche dal Var (uno di Vignato su Cuadrado, un altro di Danilo su Orsolini, più una sbracciata sospetta di Chiellini su Tomiyasu), per tutta la partita i bagliori sono arrivati soprattutto dall’oro di McKennie.

Il texano afro col cognome da scozzese che tanto somiglia nei lineamenti all’altro Ronaldo è stato uno dei mattatori, partendo dal centro per infilarsi a combinare spesso guai: a volte non ha inquadrato la porta, a volte gli ha negato la gioia un prodigioso Skorupski. Ma a venti minuti dalla fine, quando il Bologna sembrava poter riaprire il match, nemmeno la giornata di grazia del portiere polacco ha potuto impedire il raddoppio dell’americano.

A Mihajlovic resta il rimpianto per non averla davvero raddrizzata in quell’inizio di ripresa, la partita, nonostante qualche cambio tra cui il debutto di Soumaoro e il trasloco di Tomiyasu a destra. Il Bologna continua a pagare il problema del gol, Barrow prima punta è un lavoro in corso che dà qualche segnale di crescita, ma ancora non abbastanza. Al resto ha pensato Szczesny, bravo sul gambiano, su un sinistro di Orsolini che non ha festeggiato come avrebbe voluto i suoi 24 anni, ma soprattutto con una magata su un colpo di testa di Cuadrado da un paio di metri che sarebbe stato un autogol vero.

Messo in vetrina anche il portiere, la Juve ha finito di confezionare il pacco con un’altra mossa vincente di Pirlo, che inserendo Morata ha rimesso il campo in discesa per i suoi. E a quel punto solo Skorupski, su Rabiot e su Cr7, ha evitato che il conto da pagare diventasse più pesante.

Doriano Rabotti