di Luca Talotta Tutto in una notte, tutto in 90 minuti o poco più; quelli che potrebbero cambiare il giudizio di un’intera stagione e portare alla redenzione o alla condanna. Perché Stefano Pioli e Andrea Pirlo lo sanno benissimo, le gare di domani e la susseguente classifica finale che si avrà saranno il viatico a conferme, esoneri e riflessioni sul futuro di entrambi. Atalanta-Milan da una parte, Bologna-Juventus dall’altra. In mezzo, quella Napoli-Verona che appare però quanto mai partita dal risultato già scritto. Motivo per il quale il già citato discorso redenzione o condanna appare sempre più circoscritto al tecnico del Milan e al...

di Luca Talotta

Tutto in una notte, tutto in 90 minuti o poco più; quelli che potrebbero cambiare il giudizio di un’intera stagione e portare alla redenzione o alla condanna. Perché Stefano Pioli e Andrea Pirlo lo sanno benissimo, le gare di domani e la susseguente classifica finale che si avrà saranno il viatico a conferme, esoneri e riflessioni sul futuro di entrambi. Atalanta-Milan da una parte, Bologna-Juventus dall’altra. In mezzo, quella Napoli-Verona che appare però quanto mai partita dal risultato già scritto. Motivo per il quale il già citato discorso redenzione o condanna appare sempre più circoscritto al tecnico del Milan e al suo collega juventino, per i quali gli ultimi 90 minuti della stagione daranno un giudizio, magari anche ingiusto, sul loro operato. Perché da una parte c’è un Andrea Pirlo che potrebbe raddrizzare, proprio nelle battute finali, una stagione che invece ha visto la sua Juventus zoppicare a più riprese. Ai due trofei già conquistati (Supercoppa Italiana e la recente Coppa Italia), aggiungere l’eventuale qualificazione in Champions League potrebbe spingere la società anche verso un’eventuale, clamorosa, riconferma. E il tecnico bresciano, da diversi mesi finito invece nelle mire della critica, allontanare definitivamente tutte le voci e le ombre pesantemente adagiate sulla sua testa a mo’ di Spada di Damocle: da quella di Massimiliano Allegri, da tempo prima scelta della dirigenza piemontese, al sogno Zinedine Zidane, complicato e quanto mai oneroso; fino ai rumors attorno a Gennaro Gattuso, sempre più lontano dal Napoli e prossimo ad accettare la migliore offerta, economica ma soprattutto sportiva.

E poi Stefano Pioli, artefice di un vero e proprio miracolo sportivo, capace di prendere il Milan dalle ceneri della pessima gestione Giampaolo e portarlo, per ben 21 giornate consecutive, al primo posto in classifica; il quale ora vive, paradossalmente, con la concreta possibilità di arrivare addirittura quinto, posizione mai avuta in campionato, e rovinare una stagione stratosferica. Arbitro della contesa, ancora una volta, l’Atalanta di Gasperini, che dopo aver lasciato spazio alla Juventus in Coppa Italia difficilmente vorrà privarsi della gioia di chiudere al secondo posto il campionato. Una squadra che viaggia a ritmi spaventosi (non a caso ad aprile il miglior giocatore della serie A è stato Muriel e a maggio Malinovskyi) nonostante i dubbi sulla permanenza del tecnico, anche lui finito da tempo tra i papabili per la successione di Pirlo sulla panchina della Juventus.

Ultimi 90 minuti che faranno da ideale viatico anche all’inevitabile domino panchine: se Pioli fallirà sarà tutto da dimostrare la sua permanenza al Milan (anche se la società a parole lo ha già confermato a prescindere dal piazzamento di fine campionato), mentre se Pirlo non arriverà in Champions al 100% saluterà la Juventus e scatterà la caccia al suo sostituto. Con la già citata, affascinante, ipotesi Gattuso: il tecnico calabrese, cercato anche dalla Fiorentina, lascerà sicuramente Napoli. Lì dove potrebbe arrivare Allegri, primo nome di De Laurentiis, ma solo in caso di qualificazione Champions. Con la banda dei ricchi disoccupati, capitanata da Spalletti e Sarri, in attesa di una chiamata.