Danny Makkelie consulta il Var per avere conferma del rigore: l’arbitro olandese e il Var non si sono accorti nemmeno dei due palloni in campo
Danny Makkelie consulta il Var per avere conferma del rigore: l’arbitro olandese e il Var non si sono accorti nemmeno dei due palloni in campo
LONDRA (inghilterra) Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende. L’Europeo 2020 spostato al 2021 non è di quelli che fanno pensare bene. In un campionato definito "itinerante", con nazionali costrette a percorrere decine di migliaia di chilometri alla vigilia delle partite per spostarsi da Baku o da San Pietroburgo, l’Inghilterra casualmente ha potuto giocare sei gare su sette in casa, nel tempio di Wembley. Ben diversamente è andata per esempio alla Svizzera che ha giocato due volte a Baku con l’intermezzo però di una gara a Roma contro l’Italia. Gli inglesi si sono spostati solo per una partita, giocando tutto il girone eliminatorio a Wembley, l’ottavo con la Germania nello stesso tempio londinese e...

LONDRA (inghilterra)

Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende. L’Europeo 2020 spostato al 2021 non è di quelli che fanno pensare bene. In un campionato definito "itinerante", con nazionali costrette a percorrere decine di migliaia di chilometri alla vigilia delle partite per spostarsi da Baku o da San Pietroburgo, l’Inghilterra casualmente ha potuto giocare sei gare su sette in casa, nel tempio di Wembley. Ben diversamente è andata per esempio alla Svizzera che ha giocato due volte a Baku con l’intermezzo però di una gara a Roma contro l’Italia. Gli inglesi si sono spostati solo per una partita, giocando tutto il girone eliminatorio a Wembley, l’ottavo con la Germania nello stesso tempio londinese e affrontando l’unica gara fuori casa a Roma, dove hanno battuto l’Ucraina. Delle due l’una: o si fa un campionato con una nazione ospitante, in cui tutti hanno le stesse condizioni e la sola squadra di casa si accolla il rischio d’impresa e contemporaneamente si avvantaggia del fattore campo. Oppure si fa un campionato itinerante vero, in cui tutti viaggiano e tutti compartecipano agli utili del campionato. Così gli inglesi si sono presi il meglio del torneo, ovvero incassi e fattore campo, senza però accollarsi l’onere e il rischio dell’organizzazione dell’evento.

Ma Aleksander Ceferin, si sa, lavora perchè il calcio sia della gente, non delle oligarchie politico-calcistiche. Infatti, quando è spuntata l’ipotesi Superlega l’avvocato sloveno si è subito schierato dalla parte della gente e ha avuto al suo fianco fin dalle prime ore Boris Johnson, determinato a convincere le tre ribelli del calcio inglese a desistere subito dal tentativo di rottura. Giustamente Bojo aveva sottolineato che "il calcio non è una merce e vive dei legami con i territori" e si era detto pronto a varare una legge per bloccare il progetto di Andrea Agnelli. Boris Johnson è anche un grande tifoso dell’Inghilterra ed è il primo ministro britannico. Cui il presidente del consiglio italiano Mario Draghi e la sua sponsor ai tempi dell’elezione alla Banca Centrale Angela Merkel hanno indirizzato un vero e proprio siluro quando, a fronte di un boom di contagi e varianti che stava costringendo il Regno Unito a nuove chiusure, hanno chiesto di spostare la final four dell’Europeo da Londra, per evidenti ragioni di sicurezza oltre che di buon senso. E chi è intervenuto subito a sostegno di Boris Johnson? Ovviamente il presidente dei poveri, Aleksander Ceferin che pensa forse agli ultimi della terra quando autorizza il fair play finanziario del Psg che paga Neymar 36 milioni all’anno e ce ne aggiunge una dozzina per Donnarumma assommando spiccioli per Ramos e per Wijnaldum in attesa magari di aggiungere al carnet anche Ronaldo. Il Milan che per il fair play è stato umiliato e sbattuto fuori dalle Coppe ovviamente era molto più spendaccione di questi sceicchi organizzatori però anche del mondiale invernale in Qatar.

E così a pensar male si arriva perfino a immaginare che forse l’Inghilterra era una predestinata alla finale in casa. Un po’ per assecondare un happy end cosparso di diritti tv e business, ma anche perchè la Danimarca aveva protestato pesantemente con l’Uefa per l’imposizione di giocare a due ore dal malore di Eriksen contro la Finlandia. Forse il rigore c’era, forse il Var ha avuto un impulso improvviso di severità, forse i due palloni in campo non erano un problema per la partita. Forse è tutto un caso. Ma vorremmo vedere se Schmeichel avesse buttato il rigore di Kane in angolo cos’altro si sarebbe potuto fare per far felice il tifoso Boris Johnson. Il calcio è della gente, che cosa più bella ci può essere che tanta gente felice per un titolo rivinto finalmente 55 anni dopo il mondiale? E per di più in casa.