di Paolo Franci Va bene, l’Italia non è al top e storciamo anche il naso perchè le vinciamo ’solo’ 2-0, le prime due, senza rischiare nulla. D’altra parte i nostri magnifici ragazzi ci hanno abituato fin troppo bene. E’ il 24° risultato utile consecutivo e in Bulgaria non si era mai vinto prima. E comunque non si può non tenere conto delle difficoltà fisiche e psicologiche cui sono sottoposti i calciatori da un anno a questa parte. Il finale di partita, comunque, dice che questa Italia ha un gran serbatoio di alternative, elemento che sarà fattore determinante all’ Europeo. E poi a Sofia s’è vinto e proprio in quel finale di cui sopra, s’è rivista l’Italia che...

di Paolo Franci

Va bene, l’Italia non è al top e storciamo anche il naso perchè le vinciamo ’solo’ 2-0, le prime due, senza rischiare nulla. D’altra parte i nostri magnifici ragazzi ci hanno abituato fin troppo bene. E’ il 24° risultato utile consecutivo e in Bulgaria non si era mai vinto prima. E comunque non si può non tenere conto delle difficoltà fisiche e psicologiche cui sono sottoposti i calciatori da un anno a questa parte. Il finale di partita, comunque, dice che questa Italia ha un gran serbatoio di alternative, elemento che sarà fattore determinante all’ Europeo. E poi a Sofia s’è vinto e proprio in quel finale di cui sopra, s’è rivista l’Italia che conosciamo, dopo una gara certo non brillante. Bel segnale.

Mancini ha parlato chiaro alla vigilia e, poi, durante la riunione tecnica ha fatto vedere alla squadra tutto quello che non è andato bene a Parma. E cioè, praticamente ogni cosa in quella ripresa che non è affatto da dimenticare, secondo il ct. Anzi, è da imprimere bene in mente per ricordare ciò che questa Nazionale non può fare perchè non lo sa fare: cioè gestire il risultato vivacchiando. Tutto vero, tutto giusto, perchè quest’Italia è nata e cresciuta attraverso l’idea del dominio aggressivo e questo deve fare, sempre, per non perdersi.

Il calcio però è un mondo assolutamente imperfetto che si porta dietro mille variabili, figuriamoci se a stravogerlo ci si mette anche l’incubo Covid. Pensiamo a Kean, tornato a Parigi. E non è, questo, il teorema degli assenti che hanno sempre ragione, ma un esempio lampante del pallone nell’era del Covid: uno dei giocatori più brillanti e potenti fisicamente, poco più che ventenne, costretto a tornare a casa per la fatica come un ragioniere cinquantenne dopo la partitella con i colleghi. Anche il Gallo Belotti, che si procura un rigore assai generoso - al Vasil Levski di Sofia non c’è il Var... - per un contatto con Dimov non è al top perchè anche lui reduce dal Covid e non al top. Però trasforma quel rigore così prezioso - 11 gol in azzurro - con la V di Vittoria disegnata nell’aria con le dita, un omaggio alla figlioletta nata da poco.

Quel gol è servito a togliere la Nazionale dall’imbarazzo. Imbarazzo, sì, perchè fin lì Mancini ha sprigionato tutto il suo elettrico disappunto, chiedendo cambio di ritmo, velocità nella circolazione del pallone e un maggior coinvolgimento di Chiesa, (c’era un rigore su di lui) incappato nella serata poco brillante del suo compare di zona, Barella, e un Florenzi distante dalla prova di Parma. Dunque, s’è spinto a sinistra dove Spinazzola trova spontaneo feeling con Insigne. Sensi, come anticipato dal QS c’è dall’inizio e non fa male in regia - dove brilla poco Verratti - pur tenendo conto che non gioca da febbraio. Il risultato è che la condizione degli undici non è e non può essere al top, elemento che sarà sicuramente protagonista all’Europeo un po’ per tutte le squadre, con i giocatori reduci da una stagione massacrante. Per dirne una: i nostri giocheranno 17 partite da qui a novembre, più gli impegni dei club e si capisce quanto sarà fondamentale azzeccare la rosa dei 23 e i giusti ricambi per puntare al bersaglio grosso. Per l’Europeo però c’è tempo e nella corsa ai Mondiali bisogna segnare tanto e di più, per non complicarsela in caso di duello sulla differenza reti con la Svizzera, a cominciare da mercoledì con la Lituania.