Giuseppe

Tassi

A bordo campo spira un’aria troppo intossicata: tensioni, polemiche, malintesi con gli arbitri, il quarto uomo, litigi con colleghi e avversari. Un mix emotivo che toglie freddezza e serenità di giudizio, armi indispensabili a un tecnico bravo e navigato. Il bersaglio numero uno è il Var. In più c’è la normale dialettica da panchina, la parola che scappa e si tramuta in espulsione. Ecco perché Gasperini predilige la tribuna, territorio più protetto, dove l’inventiva è libera e non sanzionata.

Gasp annuncia che potrebbe tornare a sedersi in piccionaia anche contro la Lazio e invita i colleghi a fare altrettanto.

Certo, dalla tribuna la visione è più distaccata e asettica, mosse tattiche e strategie si vedono e correggono meglio.

Ma togliere un allenatore dalla panchina è come togliere il sale dalla pasta, cancellare immagini forti che vengono dal passato con le mitiche sfide fra i monumenti Herrera, Rocco e Bernardini. Panchina è anche passione, furore, nervi a fior di pelle, urla e gesti da istrione. Fino alla cavalcate di gioia di Mou per il Triplete o quella corsa sfrenata di Mazzone sotto la curva atalantina, che lo insultata. Per favore, Gasp, restate in panchina e fateci divertire.