Lorenzo Pellegrini, a sinistra, contro la Spagna ha segnato la rete dell’1-2 finale
Lorenzo Pellegrini, a sinistra, contro la Spagna ha segnato la rete dell’1-2 finale
di Paolo Franci Il brivido per il gol. E poi la pazza idea che, ancora una volta, la leggenda dei ragazzi straordinari potesse arricchirsi di un nuovo strabiliante capitolo. Tra il gol di Lorenzo ’Lollo’ Pellegrini e l’orizzonte di gloria da setacciare dentro a due supplementari ci si è messo il cronometro e, soprattutto, il palleggio anestetico degli spagnoli. Resta il fatto che nel day after in molti si sono chiesti per quale motivo il Mancio non abbia scelto lui, il preferito di Josè Mourinho. Dixit lo Special One: "Pellegrini? Se ne avessimo tre...

di Paolo Franci

Il brivido per il gol. E poi la pazza idea che, ancora una volta, la leggenda dei ragazzi straordinari potesse arricchirsi di un nuovo strabiliante capitolo. Tra il gol di Lorenzo ’Lollo’ Pellegrini e l’orizzonte di gloria da setacciare dentro a due supplementari ci si è messo il cronometro e, soprattutto, il palleggio anestetico degli spagnoli. Resta il fatto che nel day after in molti si sono chiesti per quale motivo il Mancio non abbia scelto lui, il preferito di Josè Mourinho.

Dixit lo Special One: "Pellegrini? Se ne avessimo tre giocherebbero tutti e tre insieme, non ne lascerei neanche uno in panchina". Cioè, per Mou, Pellegrini viola la legge secondo la quale i giocatori sono tutti uguali per l’allenatore ma, come diceva Sarri di Higuain, Lollo è più uguale degli altri. Segnare non è mai stato un problema: 38 gol in 216 partite di Serie A. E ne fa di bellissimi. Il gol di tacco nel derby del 2018, quello ancora di tacco ma ’in contromano’ con il Verona. E poi gol alla Del Piero, alla Totti, ma anche alla Inzaghi, come al Meazza. Se però ci fermassimo alle statistiche e agli assist, sarebbe come infilare il talento in un recinto di filo spinato. Perché Pellegrini si sta dimostrando giocatore di etnia particolare, cioè quella di coloro che non sanno quello che fanno. Nel senso che ogni volta si ridefiniscono attraverso nuove giocate e nuove idee, seguendo il proprio talento e disegnando tracce sconosciute per gli altri.

Terzo capitano romano e romanista del club di Trigoria dopo due ’dolmen’ come Totti e De Rossi, quest’anno Lollo fa la punta. E che punta. Attaccante atipico, rielaborato da Mou nel ruolo di affilata lama ricamatrice a supporto di Tammy Abraham, intorno al quale tesse calcio al cachemire, con rasoiate improvvise che finiscono là dietro, dove si china il portiere.

Fin qui, tra campionato e Conference ha segnato 7 volte in appena 10 partite. L’ottavo gol stagionale l’ha messo a segno con la Nazionale. Otto gol in Serie A è il suo miglior score in carriera, messo insieme quando credeva di essere ’solo’ un centrocampista ai tempi della straordinaria Talent Factory del Sassuolo.

Diceva lo scorso anno Lollo: "Il mio ruolo ideale? Mezzala". Quando mai. Visto? E infatti Mou lo ha ridisegnato a mo’ di pezzo unico.

Lollo s’era un po’ perso nel grigio pallone (e pallore) di Fonseca. Josè lo ha messo sul piedistallo, motivato, coccolato e spinto al rinnovo con la Roma cucendogli addosso un abito ’alla Totti’, che già da tempo lo aveva indicato come sue erede, se non altro per leadership giallorossa. Lollo ne aveva bisogno. Domenica, fidatevi, sarà in campo là davanti per la finalina della Nations League, perché al Mancio, uno che in campo non sapeva quello che faceva finchè non lo faceva, il nuovo Lollo in versione Mou piace un bel po’.

Under 21. Oggi alle 17.30 a Zenica Bosnia-Italia.