Una gara oltre l’immaginabile. Lo aveva previsto alla vigilia Edwin Moses, uno che se ne intende, esaminando attentamente una pista che sembra fatta di proposito per far stabilire nuovi primati (un po’ come quella del velodromo del ciclismo) e alludendo anche alle superscarpe, e l’incredibile si è materializzato. La finale dei 400 ostacoli ha regalato un record del mondo da fantascienza, stabilito infrangendo la barriera dei 46 secondi e quindi andando forse oltre i limiti umani, dal norvegese Karsten Warholm. Ha realizzato l’incredibile tempo di 45’’94, che vuol dire un miglioramento di 76 centesimi rispetto al vecchio primato dello stesso Warholm (46’’70). Roba da rimanere a bocca aperta, e c’è già chi paragona il tempo del norvegese all’8.90 di Bob Beamon nel salto in lungo a Città del Messico 1968. Come ha detto lo statunitense Rai Benjamin, solo medaglia d’argento pur avendo corso in 46’’17, quando dice che questa corsa in uno stadio vuoto e in un orario inconsueto "è stata la gara più bella nella storia delle Olimpiadi e anche dell’atletica".