13 mag 2022

Paradosso Perisic: il migliore senza rinnovo

Il croato è spesso decisivo: ma a differenza di Barella, Brozovic e Lautaro non ha prolungato. E come Milito ha messo in guardia il club

mattia todisco
Sport

di Mattia Todisco

Ci vuole un pizzico di memoria per ricordare un evento simile. Il protagonista della serata, l’eroe che segna una doppietta, col volto turbato a fine partita davanti a una domanda sul futuro. Era capitato nel 2010 a Diego Milito, subito dopo aver firmato i due gol che stesero il Bayern nella finale di Champions League. Lo stesso ha fatto Ivan Perisic dopo aver alzato l’ultima Coppa Italia, con una sostanziale differenza: l’argentino non era in scadenza di contratto. Il croato lo è, il che fa notizia. Non c’è dubbio su chi sia l’uomo del momento all’Inter, nel rispetto delle variegate opinioni che popolano il calcio è difficile anche trovare qualcuno in nerazzurro che gli sia superiore analizzando l’intera annata. Ha racimolato numeri che ricalcano quelli che aveva con Spalletti allenatore, ma allora giocava esterno d’attacco in un 4-2-3-1, ora aggiunge quel che le statistiche faticano a raccontare: una fase difensiva impeccabile, la presenza in ogni azione, come quella che ha portato al rigore del 2-2 mercoledì sera. Come fa uno così ad essere a un passo dallo svincolo? Può accadere nell’era del risparmio a ogni costo, con l’affacciarsi di un’estate che per l’Inter sarà molto simile a quella di un anno fa. Zhang ha dato il suo diktat: 60 milioni di attivo e riduzione del monte ingaggi di circa il 15%. Al secondo punto si dovrà contribuire ribassando i contratti in essere, anche se non tutti passeranno dalla mannaia e proprio questo dà forse fastidio a Perisic. Barella, Martinez e il connazionale Brozovic, che era in scadenza quanto lui, hanno prolungato. Perché un fattore determinante nella squadra deve avere un accordo in diminuzione rispetto a quello che sta per chiudersi? La risposta della dirigenza non è soltanto nelle richieste presidenziali, ma anche in una carta d’identità che dice 33 pur portati a spasso alla grande. Perisic ha chiesto 6 milioni a stagione e un triennale, già oggi ne guadagna 5 e l’Inter è partita da 4 con un biennale. Distanze importanti, che si colmano solo se c’è grande voglia di restare ancorati al posto in cui si è definitivamente esplosi. La volontà c’è, non ad ogni costo. C’è sempre la Bundesliga in cui poter fare ritorno, la Premier League in cui non ha mai giocato. Offerte vere e proprie con moneta sonante da mettere in tasca non ne sono arrivate, ma al momento dell’effettivo svincolo c’è da giurarci che qualcuno busserà alla porta. Sempre che all’Inter non decidano di fare lo sforzo richiesto, tenendosi Perisic e magari lavorando con Inzaghi a una coesistenza con il grande investimento di gennaio, Robin Gosens, che proprio per i clamorosi standard tenuti dal compagno di squadra non ha mai esordito dal 1’. Un nazionale della Germania per due anni di fila in doppia cifra tra i marcatori. Eppure, con questo Perisic, non c’è stato verso di scalare le gerarchie.

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