di Leo Turrini In effetti, in Italia non potrebbe mai accadere. Provate ad immaginare un pugile che, appena sceso dal ring dopo quella che si annuncia come l’ultima esibizione sfortunata di una carriera gloriosa, ecco, sì, provate ad immaginare un pugile siffatto che subito annuncia: "Beh, difficilmente mi rivedrete con i guantoni, perché penso proprio di...

di Leo Turrini

In effetti, in Italia non potrebbe mai accadere. Provate ad immaginare un pugile che, appena sceso dal ring dopo quella che si annuncia come l’ultima esibizione sfortunata di una carriera gloriosa, ecco, sì, provate ad immaginare un pugile siffatto che subito annuncia: "Beh, difficilmente mi rivedrete con i guantoni, perché penso proprio di candidarmi alla presidenza della Repubblica, al Quirinale".

Francamente, Sergio Mattarella non corre il rischio di imbattersi in un simile successore. Eppure, la storia incredibile di Manny Pacquiao si è arricchita, l’altra notte a Las Vegas, dell’ennesimo stupefacente capitolo.

Piccolo promemoria per chi non ha il tempo di seguire le vicende del pugilato. Pacquiao è un combattente abituato da oltre un quarto di secolo a prendersi a cazzotti con qualunque avversario. Viene dalle Filippine. In 26 anni, ha conquistato la bellezza di otto titoli mondiali in altrettante diverse categorie di peso. Un eroe mitologico, a pensarci bene.

Le sue imprese lo hanno trasformato, in patria e non solo, in un mito assoluto. Tanto che è stato trionfalmente eletto senatore, dalle parti di Manila. E appunto si parla di lui come di un possibile presidente della Repubblica delle Filippine.

Solo che, per ingannare l’attesa elettorale, Manny l’ indistruttibile ha pensato bene di riappropriarsi dell’antico mestiere. Ha recuperato l’istinto per la boxe e si è presentato in America per contendere la cintura iridata dei pesi welter al cubano Ugas.

Gli è andata male. Nonostante i quasi 20.000 spettatori a bordo ring tifassero esclusivamente per lui, il senatore non ce l’ha fatta. È stato battuto in maniera indiscutibile del rivale. Il verdetto unanime della giuria è stato accolto dal filippino con una sobria valutazione.

Eccola: forse salire al Quirinale delle Filippine si rivelerà meno faticoso…