di Paolo Franci Poteva chiuderla lì, nel tempio di Maradona, l’Atalanta. Non lo ha fatto per errori di mira, spreco, le parate di Ospina - certo - ma anche perchè, nella serata, ha ceduto un po’ troppo all’estetica sacrificando il senso pratico che, nel calcio, fa rima con gol. Dunque, sarà decisivo il secondo tempo di Bergamo per decidere chi si giocherà la Coppa contro Inter o Juve. L’Atalanta, per suo spessore e visto il Napoli di ieri sera, lungo, slegato, schiacciato dalla tensione resta favorita, anche se sprecare troppo nel calcio, è una curva che può sbatterti fuori strada. E Gattuso? Parecchio...

di Paolo Franci

Poteva chiuderla lì, nel tempio di Maradona, l’Atalanta. Non lo ha fatto per errori di mira, spreco, le parate di Ospina - certo - ma anche perchè, nella serata, ha ceduto un po’ troppo all’estetica sacrificando il senso pratico che, nel calcio, fa rima con gol. Dunque, sarà decisivo il secondo tempo di Bergamo per decidere chi si giocherà la Coppa contro Inter o Juve. L’Atalanta, per suo spessore e visto il Napoli di ieri sera, lungo, slegato, schiacciato dalla tensione resta favorita, anche se sprecare troppo nel calcio, è una curva che può sbatterti fuori strada. E Gattuso? Parecchio brutto il suo Napoli e certo De Laurentiis non sarà contento.

Nel vuoto dell’ex San Paolo, si agitano i fantasmi del passato. Prima Benitez, che Adl non ha dimenticato. Poi Sarri, il Comandante che guidò il popolo partenopeo nella sfida non solo calcistica con la Juve. E magari fossero fantasmi, avrà pensato Ringhio quando ha tolto il tappo alla grande amarezza entrando in tackle duro sul suo presidente, reo di aver flirtato con gli ex.

In questo strano torneo, vissuto in uno strano equilibrio di vertice schiacciato verso il basso per punti e incostanza di rendimento, ogni club tra le prime sei-sette è convinto di poter competere per il titolo. Perchè le distanze sono strette e gli schianti di questa o quella favorita, assai frequenti. Quindi succede che all’Inter i mugugni su Conte ci siano stati, mesi fa, e neanche pochi. E’ finito sulla graticola Pirlo, poi è toccato a Fonseca sfiorare adirittura l’esonero da terzo in classifica, mentre montava il caso Gattuso. Pazzesco: ritrovarsi tra le prime e rischiare la panca.

Se vai a vedere i numeri, Ringhio ha una media punti addirittura migliore di Gasp - 1,95 punti a partita contro 1,80 - eppure il generalissimo bergamasco è icona e monumento dalle sue parti, mentre RInghio no, per niente. Eppure, ancora, è a soli tre punti dalla Roma terza in classifica e deve ancora giocare con la Juventus. Pazzesco.

Adl ha flirtato con gli ex, destabilizzando la squadra. Ecco perchè poi sono arrivate parole di conferma per Gattuso: c’era bisogno di riportare armonia. La squadra ha reagito vincendo con Spezia e Parma, schierandosi chiaramente dalla parte di Rino. Quella stessa squadra che, però, non riesce a risolvere il limite di gioco e personalità che ha prima affondato Re Carlo e ora messo in crisi Rino. E ieri, in tribuna, Adl avrà visto chiaramente come l’Atalanta sia quel che il Napoli non è e non riesce ad essere. E cioè una squadra il cui credo tattico può prescindere dagli interpreti: cambiandoli, la giostra gira comunque a meraviglia. E la squadra, vinca o perda, è sempre in perfetta sintonia con Gasp. Rino se l’è giocata con la difesa a tre e puntando sull’attacco XS e due mediani. RIsultato pessimo: nel primo tempo ha dominato l’Atalanta, che ha chiuso sul pari la frazione solo per errori di mira (Toloi) e le parate di Ospina. RIpresa e ancora tanto Gasp, i miracoli di Ospina su Muriel e la sensazione di sprecare troppo in una sfida per la finale che poteva già essere chiusa.