Il nuoto continua a recitare un ruolo da protagonista assoluto nelle Paralimpiadi, regalando continue soddisfazioni ai colori azzurri. con quelle arrivate ieri da Antonio Fantin e Xenia Palazzo le medaglie uscite dalla vasca sono in totale 27 sulle 48 totali. Come dire che più della metà dei podi azzurri a Tokyo sono arrivati dal nuoto. Ieri per l’oro con record mondiale di Fantin si è mosso anche il parroco di Bibione, il paese in provincia di Venezia al quale il nuotatore azzurro è molto legato: il record del...

Il nuoto continua a recitare un ruolo da protagonista assoluto nelle Paralimpiadi, regalando continue soddisfazioni ai colori azzurri. con quelle arrivate ieri da Antonio Fantin e Xenia Palazzo le medaglie uscite dalla vasca sono in totale 27 sulle 48 totali. Come dire che più della metà dei podi azzurri a Tokyo sono arrivati dal nuoto.

Ieri per l’oro con record mondiale di Fantin si è mosso anche il parroco di Bibione, il paese in provincia di Venezia al quale il nuotatore azzurro è molto legato: il record del mondo era già suo, ieri lo ha migliorato completando i 100 stile libero in rimonta, dopo aver virato terzo, superando il colombiano Crispin e il brasiliano Glock.

E a quel punto Don Andrea, parroco di Bibione, ha slegato le campane come fanno (facevano) a Maranello quando vince la Ferrari: "Questo per me è il sogno che diventa realtà, un sogno coltivato da anni. Dedico l’oro al mio allenatore Matteo, al me stesso che da piccolo ci ha sempre creduto e alla mia mamma Sandra che, anche quando non mi andava, con pazienza mi portava in piscina".

A casa è stata festa, giustamente: "Bibione è grande perché grandi sono le persone. Questa cittadina è sempre con me, sono orgoglioso di essere bibionese, veneto e soprattutto italiano. Ora nuovi obiettivi, bisogna sempre avere fame di cose nuove, senza fermarsi mai".

Fantin è arrivato in piscina, come molti ragazzi che partecipano a questi giochi, per curarsi: a tre anni è stato colpito da una malformazione artero-venosa che lo costrinse a un’operazione e poi alla riabilitazione. A Tokyo aveva già vinto due argenti con le staffette 4x50 e 4x100 stile libero.

L’altra medaglia di giornata in piscina è arrivata da Xenia Palazzo, nei 50 stile libero: anche la ragazza veronese, figlia di una ex nazionale russa di pallanuoto, ha scoperto l’acqua per le terapie per fronteggiare la coagulazione intravasale disseminata da cui è affetta. Aveva solo tre mesi, era il 1998: inizia lì una lunga storia di sacrifici e amore per l’acqua che oggi ha portato Xenia al quarto podio in questi Giochi, dopo l’oro nella staffetta 4x100 stile femminile, l’argento nei 200 misti e il bronzo nei 400 stile: "Non avrei mai immaginato di prendere un bronzo in questa che non è certo la mia gara. Tokyo è stata per me una Paralimpiade da sogno, non la dimenticherò mai. Torno a casa con quattro medaglie, incredibile. Dedico questa medaglia a mio fratello Misha e a mia sorella Sasha", ha detto Xenia, che alle serie tv preferisce i documentari su Discovery o National Geographic. "Adesso voglio solo riabbracciare i miei e fare un po’ di vacanza a Verona a casa mia".

d. r.