di Giulio Mola E’ venne la notte del "dentro o fuori". Nel gelo di Gladbach, dove alla 21 si giocherà il penultimo turno del girone eliminatorio, la camaleontica Inter di Antonio Conte non ha alternative: vincere contro il Borussia capolista (8 punti) per restare aggrappati ad un filo di speranza, per quel che riguarda la Champions ma più in generale l’Europa. L’ultimo posto nel gruppo B (2 punti, senza aver mai vinto neppure una partita), figlio di gare sfortunate ma pure di prestazioni incolori, costringe i nerazzurri a dover sperare in un piccolo miracolo calcistico per approdare agli ottavi: dovrà...

di Giulio Mola

E’ venne la notte del "dentro o fuori". Nel gelo di Gladbach, dove alla 21 si giocherà il penultimo turno del girone eliminatorio, la camaleontica Inter di Antonio Conte non ha alternative: vincere contro il Borussia capolista (8 punti) per restare aggrappati ad un filo di speranza, per quel che riguarda la Champions ma più in generale l’Europa.

L’ultimo posto nel gruppo B (2 punti, senza aver mai vinto neppure una partita), figlio di gare sfortunate ma pure di prestazioni incolori, costringe i nerazzurri a dover sperare in un piccolo miracolo calcistico per approdare agli ottavi: dovrà battere i tedeschi a domicilio, bissare il successo mercoledì 9 con lo Shakhtar a San Siro e sopratutto augurarsi che nell’ultimo turno il Real faccia il suo “dovere“ contro il Borussia, cui potrebbe bastare anche un solo punto per passare.

Insomma, le premesse non sono buone, ma l’Inter decollata ieri alle 17 dalla Malpensa era una squadra convinta e decisa a vender cara la pelle, "perchè - come afferma l’allenatore - nessuno alla fine deve avere rimpianti". Conte spiega meglio il concetto: "Non siamo più arbitri del nostro destino, significa che siamo mancati in alcune situazioni. Ma vogliamo la vittoria, la gara col Borussia è l’occasione per dare seguito a un percorso e per testare noi stessi in partite importanti, da dentro o fuori".

Percorso che resta tutto in salita in Europa, nonostante l’impennata d’orgoglio di sabato scorso in campionato contro il Sassuolo. Quel che il tecnico salentino proprio non riesce a digerire sono le continue critiche nei confronti della sua squadra. Perciò. di fronte al rumore dei “nemici“, lui è lì a far da scudo davanti alla porta dello spogliatoio: "Sono stati espressi tanti giudizi negativi dopo la gara con il Real, ma sfido chiunque ad andare sotto di un gol e di un uomo dopo mezzora - spiega l’allenatore -. Sono rimasto soddisfatto per l’impegno, al tempo stesso alcune situazioni ce le siamo create noi e dobbiamo essere bravi a migliorare". Il gruppo c’è, una reazione già si è vista. Ora servirebbe maggior equilibrio, soprattutto nelle sfide europee: "Ma quello lo trovi solo giocando. In questa stagione abbiamo disputato le prime partite ufficiali con calciatori nuovi, come Hakimi, Kolarov, Vidal e Darmian, tutta gente che avrebbe avuto bisogno di lavorare di più insieme. Solo con il tempo si capiscono le caratteristiche dei giocatori e i calciatori a loro volta capiscono le situazioni. A volte ci siamo riusciti, altre meno. Hakimi? Lo dissi subito che ha importanti potenzialità ma deve lavorare tanto, soprattutto in fase difensiva. In Italia le pressioni sono tante, le aspettative più alte e lui deve imparare (stasera sarà ancora in panchina, ndr)... Però detto questo secondo me all’andata contro il Borussia meritavamo molto di più".

Stasera la possibilità di riprendersi con gli interessi quanto perso a San Siro. In campo per nove undicesimi l’Inter di sabato scorso (stessa difesa), ma con un Brozovic in più (al posto dello squalificato Vidal) e Lukaku al fianco di Lautaro Martinez.