Danilo Gallinari, 32 anni, stella Nba con Atlanta Hawks, è l’italiano più pagato ai Giochi: incassa una cifra non lontana dai 30 milioni
Danilo Gallinari, 32 anni, stella Nba con Atlanta Hawks, è l’italiano più pagato ai Giochi: incassa una cifra non lontana dai 30 milioni
Leo Turrini È anche l’Olimpiade dei Ricchi e Poveri. Sarà perché ti amo, se mi innamoro e tutto il repertorio del popolare gruppo musicale: eccolo, usatelo come ideale colonna sonora per le righe che seguono. Forse non ve ne pentirete. Ieri, tra le altre cose, sono andato a vedere la sfida tra italiani e tedeschi nel basket. Era il debutto degli azzurri, sorprendentemente tornati ai Giochi dopo diciassette anni di assenza. Ora, lungi da me l’idea di spacciarmi (pure) per esperto di pallacanestro. Di sicuro è stata una bella partita,...

Leo Turrini

È anche l’Olimpiade dei Ricchi e Poveri. Sarà perché ti amo, se mi innamoro e tutto il repertorio del popolare gruppo musicale: eccolo, usatelo come ideale colonna sonora per le righe che seguono. Forse non ve ne pentirete.

Ieri, tra le altre cose, sono andato a vedere la sfida tra italiani e tedeschi nel basket. Era il debutto degli azzurri, sorprendentemente tornati ai Giochi dopo diciassette anni di assenza.

Ora, lungi da me l’idea di spacciarmi (pure) per esperto di pallacanestro. Di sicuro è stata una bella partita, i nostri l’hanno vinta e decisivo si è rivelato il contributo di Danilo Gallinari.

Ora, il Gallo è l’atleta della Repubblica presieduta da Sergio Mattarella che più guadagna, tra i quasi quattrocento rappresentanti della nazione che abbiamo spedito qui in Giappone.

Alfiere degli Atlanta Hawks nella mitica NBA, tra ingaggio e sponsor Gallinari incassa una cifra non lontana dai trenta milioni di dollari. Per come si è comportato contro la Germania, sarei tentato di affermare che se li merita tutti, non un centesimo di meno.

Appartiene alla mistica recente della Olimpiade la mescolanza tra Ricchi e Poveri. Una volta non era così. Fin quando ha retto la finzione del dilettantismo, gli assi miliardari dello sport erano esclusi dai Giochi. Forse nemmeno era sbagliato, nel senso che ogni quattro anni il palcoscenico più prestigioso era riservato in esclusiva agli eroi e ai gregari di discipline che non gonfiavano il conto in banca dei protagonisti.

A volere la svolta, sul finire del secolo scorso, fu il catalano Juan Antonio Samaranch. Già seguace del dittatore Franco, l’allora presidente del Cio comprese che lo sport business non poteva più essere ignorato. E nemmeno ignorato.

Così, da Barcellona 92 in poi hanno vinto medaglie Jordan e Magic Johnson, Federer e Nadal, Kobe Bryant e Lebron James, Neymar e Messi. Gente per la quale l’oro vero mica sta alla Olimpiade: ma non si sono sottratti all’esperienza, proprio no. Nemmeno il Gallo, che contrariamente agli ex colleghi di NBA Belinelli e Datome ha dato sempre la sua disponibilità alla causa del ct Meo Sacchetti.

La conclusione di tutto il discorso riporta ai Ricchi e Poveri. Per guadagnare quanto Gallinari, il prode Vito Dell’Aquila dovrebbe tirare calci nel taekwondo per cento vite e nemmeno basterebbe. Stesso discorso per lo sciabolatore Luigi Samele. Anzi, a mettere insieme i compensi di tutti gli italiani e di tutte le italiane in gara a Tokyo forse non si arriva al salario del Gallo.

L’Olimpiade dei Ricchi e Poveri non merita alcuna censura moraleggiante. È una realtà, capace di tenere insieme, per poco più di due settimane, mondi lontanissimi.

In fondo, i Giochi esistono proprio per questo.