di Paolo Franci ROMA I veri, grandi protagonisti dell’inabissamento della Superlega sono stati loro, i tifosi inglesi. La loro azione pacifica ma fermissima, è stata decisiva per rispedire al mittente il calcio che rotola tra sterline, euro e dollari, grazie ad un moto di protesta tanto sponaneo quanto congiunto in ogni angolo della vecchia Inghilterra. Alla rivoluzione dei tifosi si è aggiunta la minaccia legislativa e, soprattutto, di mettere mano ai visti di ingresso dei nuovi acquisti dei club grazie alla Brexit, di Boris Johnson. Straordinario ‘animale’ politico BoJo nel prendere al volo l’occasione, cavalcare la tigre e passare per il Winston Chrchill del...

di Paolo Franci

ROMA

I veri, grandi protagonisti dell’inabissamento della Superlega sono stati loro, i tifosi inglesi. La loro azione pacifica ma fermissima, è stata decisiva per rispedire al mittente il calcio che rotola tra sterline, euro e dollari, grazie ad un moto di protesta tanto sponaneo quanto congiunto in ogni angolo della vecchia Inghilterra. Alla rivoluzione dei tifosi si è aggiunta la minaccia legislativa e, soprattutto, di mettere mano ai visti di ingresso dei nuovi acquisti dei club grazie alla Brexit, di Boris Johnson. Straordinario ‘animale’ politico BoJo nel prendere al volo l’occasione, cavalcare la tigre e passare per il Winston Chrchill del pallone. Del quale è fan sfegatato, of course. Il premier britannico - il cui gradimento si è impennato grazie alla doppietta -campagna Vax-SuperLega – però non se la prenda se sottolineiamo come i veri protagonisti del ’controgolpe’ siano stati curvaioli british.

E ieri ne è arrivata l’ennesima dimostrazione, a poche ore di distanza dal roboante 6-2 con il quale i Red Devils hanno travolto la Roma. I fan dello United hanno deciso che, no, quella partita tra Manchester e Liverpool non s’aveva da fare. E, prima della gara, per protestate contro la famiglia Glazer – proprietaria del club, mal digerita da anni e già duramente contestata per il tentativo di secessione assieme agli altri club coinvolti nell’imbarazzante vicenda della Superlega – migliaia di tifosi si sono prima radunati fuori dallo stadio e poi sono entrati sul terreno dell’Old Trafford dando vita a una protesta colorata da fumogeni, sciarpe e cori. Alle squadre è stato dato subito l’ordine di non raggiungere lo stadio anche se alla fine la manifestazione si è rivelata pacifica, pur impedendo lo svolgimento del ‘derby della Premier League’, previsto per le 17.30.

Partita col pieno di motivazioni, oltre all’accesa rivalità, tra l’altro: lo United aveva bisogno dei 3 punti per garantirsi la piazza Champions mentre il Manchester City, in caso di vittoria del Liverpool (che deve vincerle tutte per sperare ancora nella Champions) avrebbe vinto matematicamente la Premier. Sullo sfondo, i tifosi inglesi che non dimenticano né perdonano i proprietari dei club che hanno dato vita al ‘complotto del pallone’. D’altra parte, cinque dei sei proprietari delle ’big six’ che avevano aderito alla scissione, di inglese non hanno nulla: tre americani, un arabo, un russo. E a loro, ai tifosi, delle partite supervip non interessa nulla. Loro hanno le rivalità centenarie tra club, che spesso prescindono dalle categorie di appartenenza.

E non è un caso che la competizione che più accende il tifo da quelle parti sia la Coppa d’Inghilterra, sfida antichissima e straordinariamente sentita dal popolo inglese per la sua caratteristica democratica. La Coppa d’Inghilterra è aperta alla squadra del bar tanto quando al City e lo United e si è snodata nel tempo anche come terreno di aspro confronto sociale. Provate solo ad immaginare di sognare di vincere la Coppa Italia con la vostra squadra di dilettanti, Eppoi, in nessun luogo al mondo il calcio è indissolubilmente legato agli strati sociali e culturali della Nazione, senza dimenticare che gli inglesi si sentono i custodi del calcio, quelli che lo hanno inventato. Quindi chi se ne frega della Superlega, logico. E, per una volta, i ricconi del pallone se ne sono accorti a loro spese.