Antonio Conte, 51 anni, alla seconda stagione con l’Inter: dopo la finale di Europa League dell’anno scorso, quest’anno la sua Inter esce subito di scena
Antonio Conte, 51 anni, alla seconda stagione con l’Inter: dopo la finale di Europa League dell’anno scorso, quest’anno la sua Inter esce subito di scena
di Giulio Mola Un’altra delusione. Un’altra eliminazione. Un’altra mazzata, sportiva ed economica. Nella notte della verità, fra temuti “biscotti“ e presunti complotti, l’Inter tradisce ancora ed è fuori dalla Champions. Peggio, fuori dall’Europa, fuori da tutto. E’ la pagina più nera degli ultimi anni, e anche questa volta non ci sono alibi, perché se non riesci a battere in casa un rinunciatario Shakhtar Donetsk (che accede in Europa League) è giusto andare a casa. Nessuna giustificazione, i nerazzurri devono prendersela solo con se stessi e con i propri limiti ormai evidenti, quelli di una squadra “incompiuta“, visto che negli appuntamenti che contano i flop sono stati ripetuti. La terza eliminazione di fila nella fase a gironi poteva essere evitata in extremis, perché...

di Giulio Mola

Un’altra delusione. Un’altra eliminazione. Un’altra mazzata, sportiva ed economica. Nella notte della verità, fra temuti “biscotti“ e presunti complotti, l’Inter tradisce ancora ed è fuori dalla Champions. Peggio, fuori dall’Europa, fuori da tutto. E’ la pagina più nera degli ultimi anni, e anche questa volta non ci sono alibi, perché se non riesci a battere in casa un rinunciatario Shakhtar Donetsk (che accede in Europa League) è giusto andare a casa. Nessuna giustificazione, i nerazzurri devono prendersela solo con se stessi e con i propri limiti ormai evidenti, quelli di una squadra “incompiuta“, visto che negli appuntamenti che contano i flop sono stati ripetuti. La terza eliminazione di fila nella fase a gironi poteva essere evitata in extremis, perché nell’ultimo turno il Real ha fatto il suo dovere sbarazzandosi senza fare calcoli del Borussia Moenchengladbach. Altro che biscotto, anche se i tedeschi passano comunque con le merengues. Il vero pasticcio lo hanno fatto i nerazzurri, con una gara insipida e il contorno di ansia che di certo non ha aiutato ad uscire dal pantano dell’inutile 0-0 finale. La Champions è un ricordo, le casse di Suning (Proprietà assente anche ieri sera) piangeranno, il Natale sarà poco divertente. Antonio Conte e la sua truppa devono farsi subito un esame di coscienza per salvare il salvabile, almeno in campionato.

Freddo e pioggia a San Siro nel match da “dentro o fuori“. Il recupero in extremis di Barella levava l’allenatore dall’imbarazzo più grande, quello di dover schierare a tutti i costi il danese Eriksen, relegato ormai a ruolo di lussuoso soprammobile dello spogliatoio nerazzurro. Assente Vidal, toccava proprio all’ex del Cagliari prendersi le responsabilità in mediana, laddove i giocolieri ucraini mostravano la solita abilità nel palleggio. Pochi minuti di studio in avvio e al 6’ Inter ad un passo dal gol con Lautaro (ben innescato da Barella) che colpiva la traversa. Difesa a tre degli ucraini in evidente difficoltà, con Stefanenko a far da balia a giovanissimi compagni nel tentativo di arginare gli attaccanti nerazzurri. La buone notizie provenienti da Madrid non distraevano l’Inter, che con pazienza e lucidità difendeva e ripartiva. Non un gioco spettacolare, però efficace quando Hakimi e Young spingevano sulle fasce. Ancora Lautaro (16’) e Skriniar (31’) mancavano il bersaglio da buona posizione. Di contro uno Shakhtar (costretto a rinunciare a Vitao) prudente e deciso ad accontentarsi del pareggio, con i nerazzurri che in difesa rischiavano poco o nulla (attento Handanovic su Dodò al 40’). Non bastava la supremazia territoriale e l’ennesimo pericolo (colpo di testa al 41’) creato dal Toro argentino, all’Inter serviva altro: un pizzico di qualità e ritmi più alti. Nell’intervallo Conte spronava i suoi e al cambio di campo Barella (straordinario, considerato il problema alla caviglia) e soci cambiavano marcia, almeno nei primi minuti. Pressing alto e maggior velocità nella manovra, perché col Real che vinceva il destino a quel punto era nelle mani (e fra i piedi) dei nerazzurri. Lo Shakhtar arretrava sempre di più e rischiava: grande riflesso di Trubin (7’) sulla capocciata di Lukaku, poi Lautaro (10’) arrivava poco coordinato sul bel cross di Young. Col risultato che dopo un’ora non si sbloccava l’Inter cominciava a farsi prendere dall’ansia e rischiava tanto sul contropiede di Tetè (18’) dopo un bel tiro di Brozovic dal limite deviato in maniera decisiva. Fuori Young per il più offensivo Perisic, poi entrava pure Sanchez. E l’Inter, sbilanciatissima, lasciava pure spazi al pericoloso contropiede degli ospiti. Finalmente toccava a Eriksen. Vano l’assalto finale, Sanchez ci provava di testa ma l’urlo del gol rimaneva strozzato in gola così come sul tiro del danese intercettato da Trubin. Lacrime, sconcerto e rimpianti al triplice fischio dopo otto minuti di recupero. Da oggi si ricominciano i processi all’Inter.