A quasi 37 anni, dopo aver conquistato tutto, ci si può ancora stupire di se stessi e piangere per una vittoria. Soprattutto se la vittoria ha un sapore speciale: Vincenzo Nibali lo assapora nella sua Sicilia, sulle strade dei suoi inizi da ciclista, e dopo ventisei mesi di digiuno, un’infinità per chiunque, figuriamoci un campione. L’ultima volta era stata al Tour, luglio 2019, tappa di Val Thorens, in fuga...

A quasi 37 anni, dopo aver conquistato tutto, ci si può ancora stupire di se stessi e piangere per una vittoria. Soprattutto se la vittoria ha un sapore speciale: Vincenzo Nibali lo assapora nella sua Sicilia, sulle strade dei suoi inizi da ciclista, e dopo ventisei mesi di digiuno, un’infinità per chiunque, figuriamoci un campione. L’ultima volta era stata al Tour, luglio 2019, tappa di Val Thorens, in fuga solitaria: stesso copione stavolta e gli vale pure la classifica finale, così lo Squalo riesce finalmente a vincere in maglia Trek prima di salutarla e tornare all’Astana.

Piange Nibali, dopo essersi tolto dalle spalle un peso, perché "alzare le braccia sotto il traguardo è la cosa più bella e a me manca tanto", ripeteva spesso. Le braccia le alza dopo averle portate al casco in segno di incredulità, mentre già gli scendono le lacrime e sta raccogliendo la giusta ovazione a Mascali, nel Catanese, il punto più vicino della corsa alla sua Messina. Sembra non crederci, eppure è tutto vero, a cominciare dal ‘numero’ che gli consente di portarsi a casa tutto, tappa e vittoria finale, in perfetto stile Nibali: attacco nel finale della salita di Scorciavacca, poi discesa a curve pennellate e velocità da motogp (85 orari, la punta massima), un assolo di 22 chilometri per avere la certezza che il Vincenzo migliore è ancora da corsa.

"Un’emozione così è difficile raccontarla: vincere qui, sulle strade dove pedalavo da bambino, vedere gli amici di infanzia, i miei cugini, è indescrivibile. Non conoscevo bene la salita, la discesa sì, anche se sono riuscito lo stesso a sbagliare una curva. Sentire che i rivali non si avvicinavano mi ha dato più morale. Ora c’è il Lombardia, a cui tengo moltissimo", racconta Nibali, che ha soffiato la corsa a un altro senatore come Valverde.

Non c’e’ Nibali, ma è un Emilia stellare quello che si corre oggi a Bologna con Pogacar, Roglic e Evenepoel. Al belga che si era lamentato per il ruolo da gregario avuto al Mondiale replica secco Van Aert: "Remco ha parlato poco prima della gara e troppo dopo". In Croazia quarta tappa a Kooij.

Angelo Costa